Roma, 14 dic – Forse non sarà adatto da fare leggere ai più piccoli ma raccontare questa ‘storia’ è irresistibile per una serie di motivi che riguardano gli adulti e quanto tutti ci preoccupiamo per i nostri bambini, anche se non sono nostri figli.

Insomma, contrariamente a quanto detto da sempre, Babbo Natale non porterebbe sempre regali ai bambini buoni. Li porterebbe, invece e di sicuro,  a quelli più ricchi. Almeno fra i piccoli che passano il Natale ricoverati in ospedale. L’anziano signore vestito di rosso visita soprattutto le pediatrie dei quartieri più ricchi, dimenticandosene qualcuna situata nelle aree più depresse economicamente e socialmente della città.

Lo dimostra una ricerca in piena regola, prima e unica al mondo, condotta dagli scienziati della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston e pubblicata sul numero di dicembre del British Medical Journal. Da una trentina di anni l’autorevole rivista dedica il numero natalizio ad articoli eccentrici, divertenti e creativi ma tutti validi scientificamente, questo incluso.

Per arrivare a questa triste conclusione, infatti, gli autori hanno usato un metodo sperimentale in piena regola. Hanno cioè condotto un sondaggio telefonico in 186 dipartimenti di pediatria degli ospedali dell’intera gran Bretagna per sapere se Babbo Natale li aveva visitati lo scorso dicembre. Hanno poi correlato questi dati con altri fattori che avrebbero potuto influenzare Santa Claus, ovvero il tasso di assenze scolastiche dei bambini ricoverati, gli eventuali reati commessi dai teenagers dai 10 ai 17 anni (per valutare se erano o no stati buoni) e alcuni fattori socioeconomici come reddito, occupazione, salute, istruzione e alloggi dei quartieri in cui si trovano i nosocomi.

Se Babbo Natale, per fortuna, ha visitato la maggior parte delle pediatrie incluse nello studio (l’89% in Inghilterra, tutte quelle in Irlanda del Nord, il 93% in Scozia e il 92% nel Galles), è comparso un fastidioso tasso di ‘non visite’, risultato significativamente più elevato nei dipartimenti ospedalieri situati nelle zone più depresse dal punto di vista socio-economico. Invece, di contro, nessuna relazione è stata trovata con il numero di assenze scolastiche o con la condotta illegale dei ragazzi più grandicelli che avrebbe potuto influenzare la scelta di Papà Natale nel dar loro una lezione di condotta e non lasciargli niente (terribile anche questo).

Gli studiosi, in modo provocatorio ma con metodo scientifico, hanno perfino controllato quanto gli ospedali considerati nella ricerca fossero distanti dal Polo Nord per trovare altri elementi che avrebbero potuto incidere sulla scelte di Babbo Natale di non recarsi ovunque , ma non è stata trovata alcuna associazione. Come tutte le ricerche che si rispettano gli autori ammettono alcuni limiti nel metodo impiegato, come la carenza di dati su alcuni fattori che avrebbero potuto influenzare le decisioni del generoso signore, come la qualità del whisky lasciato per lui con i biscottini, la presenza di camini e ciminiere in cui calarsi e di parcheggi gratuiti per le renne negli ospedali. No, questi dati non sono stati inclusi e chissà che invece avrebbero potuti essere questi gli elementi rivelatori di un tale comportamento discriminatorio?

“La leggenda dice che Babbo Natale porta doni ai bambini di tutto il mondo nell’arco di 24 ore ma le disuguaglianze sociali smentiscono il detto superando le doti soprannaturali dell’anziano signore che la notte di Natale fa felici i bambini, – dichiara Jarvis Chen, a capo dello studio. “Dobbiamo impegnarci ad abbattere queste barriere e disparità economiche e sociali con politiche e interventi nelle aree più depresse del Regno Unito e di tutto il mondo”.

La ricerca inglese qui:   http://www.bmj.com/content/355/bmj.i6355

L’ho scritto anche su La Repubblica qui: http://www.repubblica.it/salute/2016/12/14/news/babbo_natale_va_dai_bambini_buoni_non_sempre-154108526/?ref=search