Come si riconosce la bellezza? Istintivamente. La bellezza emoziona, toglie lo sguardo dall’indifferenza, attrae e seduce. Leopardi era drammatico e diceva ‘la bellezza è crudele: c’è chi la possiede e chi no’.

E’ davvero così? Il valore della bellezza in Italia si scopre sfogliando il nuovo volume ‘L’Italia allo specchio. Volti, gesti e storie dei nostri 50 anni’ edito da Ansa per l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche, Cosmetica Italia, che questo anno compie 50 anni dalla sua fondazione. Il corposo libro, del quale ho curato i testi con l’eccellente coordinamento di Alessandra Magliaro e di Cosmetica Italia, ha un corredo fotografico di prestigio a cura di Mauro e Lorenzo Vallinotto ed è stato appena presentato a Palazzo Theodoli-Bianchelli, sede della Camera dei deputati di Roma, in occasione della cerimonia dei 50 anni dell’associazione.

Nel testo, in particolare, ha puntualizzato il valore della bellezza negli ultimi 50 anni Stefano Zecchi, direttore dell’Istituto internazionale di scienza della bellezza (Iisbe) , già titolare della cattedra di filosofia all’università di Milano. Zecchi mi ha raccontato molte cose interessanti. Ve ne riporto una sintesi che include anche le affermazioni di Zecchi che non hanno trovato spazio nel volume, a misura di The(Beauty)Observer.

Mi ha detto: “La bellezza è sempre stata un valore estremo della nostra cultura , un riferimento di valenza oggettiva ma attraverso un processo molto lento, associato allo sviluppo della società contemporanea, cominciato dal ‘700 quando si iniziò a vedere l’uomo come misura di tutte le cose e la filosofia ha iniziato a sottolineare la dimensione libertaria e libera del soggetto. Questo però è sbagliato perché la bellezza è un concetto, non un fatto soggettivo. Oggi siamo arrivati alla totale anarchia di valutazioni che si tende a dire che la bellezza cambia col tempo. In realtà non è la bellezza che cambia, si modifica solo il modo di rappresentarla. E’ il ‘non stile’ ad attirare l’attenzione. Siamo di fronte ad un vero e proprio ‘nomadismo stilistico’ per cui tutto è il contrario di tutto. Hanno cominciato le grandi avanguardie artistiche che avevano una grande forza di rivoluzione formale e perciò avevano espulso l’idea di bellezza dal giudizio estetico: da qui si è perso l’orientamento. Si è perso così il concetto di ordine. Questa crisi infatti oggi sforna opere e installazioni artistiche provocatorie e perfino grottesche. Tutto ciò contribuisce a dare riverbero al nuovo concetto della bellezza soggettiva. Ma avere conoscenza di ciò che è bello e di ciò che è brutto è un grande valore che darebbe, ad esempio, migliore impulso all’urbanistica nel realizzare quartieri oggettivamente più belli di quanto non accada”.

The Beauty Observer sulla bellezza maschile nomade

E la bellezza femminile? Ha risposto Zecchi: “La bellezza dava identità attraverso uno stile con cui si percepiva il gusto dell’epoca. Anche la figura femminile di per sé ripone nella bellezza un suo punto di riferimento essenziale. C’è la donna bella e la donna brutta. Va ricordato che, infondo, la nostra civiltà nasce con un concorso di bellezza: Venere, Giunone e Minerva che vogliono essere la più bella, pur avendo già tutto ed essendo potentissime. Il giudizio comporta così un conflitto immane e la guerra di Troia. La valutazione della bellezza femminile è sempre stata di una complessità atroce”.

Arte moderna e fashion si incontrano

Qual è, infine, il ruolo della cosmesi in tutto ciò? Zecchi ha commentato: “I cosmetici perfezionano alcune parti del corpo e danno un reale vantaggio alla persona perché la bellezza, indiscutibilmente, lo è. Purtroppo non c’è niente di più antidemocratico della bellezza e con l’uso di trucchi e creme si cerca di avvicinarci di più a questo ideale. La cosmesi ha il potere di intervenire sulla natura e tenta di modificarla, migliorarla. L’intelligenza ci fa capire quali sono i nostri limiti e a non travalicarli. Tutte le culture e tutte le civiltà tendono ad una idea di perfezione e miglioramento della propria realtà naturale e ogni civiltà pensa di potere intervenire su ciò che la natura ha donato. Questo è fantastico perché mostra la capacità degli esseri umani di capire i limiti della natura per superarli, senza distruggerli. La cosmesi unifica le culture e le esalta. Se però si passa dalla cosmetica alla chirurgia estetica, fatta senza necessità e solo per inseguire il sogno di rimanere giovani, si sovverte l’identità naturale. Con i cosmetici si possono eliminare le occhiaie, con la chirurgia vengono invece distrutte modificando radicalmente un viso. La cosmesi esalta. La chirurgia devasta, spezza e ricompone. Diventa delirio di onnipotenza se non ben gestita”.

Più chiaro di così. Condividete? Che rapporto avete con l’estetica e la bellezza?