Roma, 20 ottobre – Uno dei filtri solari fra i più comunemente usati al mondo, l’ossibenzone (detto anche oxybenzone o Benzophenone-3, così come indicato anche sulle etichette dei prodotti solari) è finito di nuovo sotto la lente di ingrandimento della scienza che più volte ha ipotizzato in passato la sua presunta tossicità sui coralli marini.

Stavolta un nutrito gruppo internazionale di ricercatori (delle università di Tel Aviv, Israele, della University of Central Florida, della University of Hawaii, della Ben-Gurion University of the Negev, di Beer Sheva in Israele, del laboratorio marino della U.S.Oceanic & Atmospheric Administration di Charleston (USA) e del National Aquarium di Baltimora) mette sul piatto della bilancia delle nuove prove sostenendo che abbia effetti nefasti sulla barriera corallina. in particolare quella che popola i mari delle Hawaii e delle Isole Vergini, le aree più belle del mondo e più battute dai turisti che fanno il bagno ignari di rilasciare residui di creme così pericolosi.

Certo non è l’unico colpevole della distruzione che stiamo provocando su questo magnifico patrimonio marino, molto è dovuto all’inquinamento ambientale e all’aumento della CO2 che rende più acide le acque marine, ma la pubblicazione di questa ricerca (oggi su  Archives of Environmental Contamination and Toxicology) spaventa e inquieta non solo chi ama l’ambiente ma anche tutti coloro che in spiaggia o in barca spalmano schermi solari a gogò per difendersi dai rischi dei raggi ultravioletti e dalle scottature, ignari del fatto che avere abitudini salutari possa essere dannoso per la salute del mare.

“L’ oxybenzone è un contaminante emergente dell’ambiente marino, viene rilasciato nelle acque da chi nuota, dalle discariche residenziali e dalle acque reflue delle barche e delle navi” – descrivono gli studiosi  – “noi abbiamo scoperto che il composto ha effetti tossici sia sulle larve (planula) del corallo Stylophora pistillata, che in esperimenti ‘in vitro’ effettuati sulle cellule di questo corallo e su anche altri 6 tipi di specie coralline”.

Questa la sentenza degli studiosi, ripresa dallo studio: “L’ oxybenzone ha azione fototossica e le reazioni avverse peggiorano in presenza di luce. Comunque il componente  ha deformato e trasformato le planule modificandone le capacità di movimento sia alla luce che al buio. Le planule, inoltre, si sbiancano in rapporto alla concentrazione di oxybenzone con cui vengono in contatto e più aumenta la presenza della sostanza e  più i coralli perdono colore. L’oxybenzone ha azione geno-tossica sui coralli”.

Proseguono i ricercatori: “L’oxybenzone è un distruttore endocrino sull’esoscheletro delle plantule inducendo la loro ossificazione (….) Il composto costituisce un rischio per la conservazione della barriera corallina e minaccia la resilienza della barriera ai cambiamenti climatici”.

Si potrebbe pensare che forse basterebbe usarne meno evitando gli sprechi affinché si sciolga nelle acque ma gli autori hanno reso anche noto che gli effetti tossici del composto avvengono a dosi infinitesimali, pari ad una concentrazione di 62 parti per trilione, l’equivalente di una goccia di acqua in una piscina olimpionica (da 50 metri) (fonte dei dati Tel Aviv university).

Come possiamo fare per evitare di fare danni? Gli studiosi danno 2 suggerimenti che riporto integralmente:

1. Optare per prodotti solari che contengono altri ingredienti, tipo il titanium oxide o lo zinc oxide che non provocano tali danni alla barriera corallina;

2. Indossare una maglietta o altri vestiti prima di fare il bagno per proteggersi dalle scottature invece che spalmarsi di creme protettive. Così si eviterà di disperdere il composto direttamente nei mari.

La scoperta, che sta facendo il giro del mondo, preoccupa i dermatologi che da anni ci raccomandano di usare le creme solari per difenderci dal melanoma, il tumore della pelle più pericoloso. L’American academy of dermatology ha subito preso posizione affinché i consumatori non interrompano l’uso degli schermi protettivi a seguito della pubblicazione di questo importante studio.

Dicono gli specialisti americani: “Vogliamo sottolineare ai consumatori che la protezione solare rimane una forma efficace di sicurezza di protezione solare. Come una delle componenti di una strategia quotidiana nella protezione solare, è uno strumento importante nella lotta contro il cancro della pelle, compreso il melanoma, la forma più letale di cancro della pelle. Molte ricerche supportano i benefici nell’uso di tali schermi per ridurre al minimo i danni delle radiazioni UV nel breve e nel lungo termine per la pelle”.

E qui le raccomandazioni dei dermatologi:

“Per ridurre il rischio di cancro della pelle e l’invecchiamento precoce, continuiamo a consigliare vivamente di applicare generosamente uno schermo resistente all’acqua, ad ampio spettro solare, cioè che protegga contro entrambi i tipi di radiazione ultravioletta (UVA e UVB) - con un SPF 30 o superiore, oltre che limitare l’esposizione al sole, cercare l’ombra e indossare un abbigliamento protettivo sotto i raggi solari, insieme a cappelli e occhiali da sole”.

Per chi vuole saperne di più ecco un po’ di approfondimenti:

L’oxybenzone (the INN name) è un filtro UV ed è anche conosciuto come Benzophenone-3 oppure 2-hydroxy-4-methoxybenzone. Secondo l’INCI name, in etichetta va elencato come ‘Benzophenone-3’.

Il nome chimico è: Oxybenzone (INN name); 2-hydroxy-4-methoxybenzophenone; (2-Hydroxy-4-methoxyphenyl)phenyl methanone; 2-Benzoyl-5-methoxyphenol.

I nomi commerciali del composto variano: Aduvex 24; Escalol 567; Seesorb 101; Advastab 45; Eusolex® 4360; Spectra-Sorb UV 9; Anuvex;  MOB; Sunscreen UV 15; ASL 24;  Neo Heliopan BB;  Uvasorb MET/C; Chimassorb 90; NSC 7778; Uvinul® M 40; Cyasorb UV 9; Ongrostab HMB; Uvistat 24; Cyasorb UV 9 Light Absorber; Onzone; Viosorb 110.

In Europa è soggetto ad alcune restrizioni d’uso come indicato nell’allegato VI (che contiene l’elenco dei filtri uv autorizzati nei prodotti cosmetici) del regolamento No 1223/2009. L’uso del componente è permesso alla concentrazione massima del 10% ed è obbligatorio indicare in etichetta la seguente dicitura: “Contiene benzophenone”. La prescrizione non si applica se la concentrazione è pari o inferiore allo 0,5 % quando la sostanza è usata per proteggere il prodotto e non a scopo UV.

La sintesi dello studio è consultabile qui, in lingua inglese: http://goo.gl/uu2nBw