Come sta la cosmetica made in Italy in questo istante? L’emergenza da Covid-19 influenza anche la bellezza ed è interessante dare un’occhiata alla situazione delle nostre industrie, dei distributori e dell’intera filiera che contribuisce, di norma, a sostenere l’economia italiana sia a livello globale che sul territorio. In estrema sintesi: tutto va male, reggono i detergenti (inclusi nelle regole igieniche per battere il coronavirus) e i prodotti per capelli come le tinture (al colore non si rinuncia!).

Più nel dettaglio:

L’ultima volta che sono stata coinvolta alla presentazione di dati economici e prospettive di questo comparto era il 20 febbraio scorso. A Milano il ramo di Confindustria che riunisce le imprese del settor, Cosmetica Italia, presentava l’ultima analisi congiunturale nella sala congressi della banca Intesa Sanpaolo. Non partecipai ma ne scrissi da Roma. Qualche accenno al Coronavirus nei comunicati stampa, i dati erano positivi e l’incipit era questo:

” La rilevazione congiunturale online del Centro Studi, sui dati preconsuntivi del secondo semestre 2019 e sulle previsioni relative ai primi sei mesi del 2020, conferma la tenuta del settore, nonostante uno scenario economico instabile, caratterizzato da andamenti disomogenei delle economie nazionali e condizionato dal rallentamento della propensione al consumo in molti comparti, anche in presenza di nuove realtà distributive. Pesa, inevitabilmente, l’incognita degli effetti del coronavirus che potrebbe prolungare l’indebolimento delle economie asiatiche, Cina in primis, e indirettamente anche quelle mondiali. ” (fonte Congiuntura, trend e mercati nel settore cosmetico, 20 febbraio 2020 Milano).

Congiuturale di Cosmetica Italia, 20 febbraio 2020 sala congressi di Intesa SanPaolo, Milano

Il giorno successivo alla conferenza del 20 febbraio, l’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera rendeva noto che un 38enne italiano, mai stato in Cina, era risultato positivo al test ed era ricoverato all’ospedale di Codogno, in provincia di Milano. Walter Ricciardi, professore di igiene e sanità pubblica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dichiarò “non è una buona notizia, è il primo caso di contagio secondario generato nel nostro Paese”. Alle 3 del pomeriggio Codogno chiuse i battenti, come da ordinanza del sindaco (fonte Agenzia Agi).

Il resto, purtroppo, lo conosciamo. Da allora le cose sono cambiate anche per le industrie cosmetiche.

Interessante riportare in questo approfondimento una sintesi della sesta rilevazione flash della settimana che va dal 30 marzo al 3 aprile a cura del Centro Studi della stessa Cosmetica Italia:

Se nella terza settimana di febbraio 2020 i numeri erano positivi con un incremento del fatturato del made in Italy del 2,5% (+1,7% i prodotti per l’igiene corpo e +2,7% degli altri cosmetici), nella quinta settimana di marzo (dal 30 marzo al 3 aprile 2020) il fatturato globale crolla a – 54,5% (- 5% igiene corpo e – 60,5% gli altri prodotti beauty).

Il colpo arriva a partire dalla terza settimana di marzo.

La rivelazione – scrivono gli analisti – risente del blocco di molte attività per contrastare il contagio e delle chiusure volontarie. Si stabilizza, con una lieve contrazione, il consumo dei prodotti per l’igiene (i detergenti), in forte riduzione il makeup, blocco dei prodotti professionali e lusso, crescono invece i prodotti per capelli e la colorazione.

Contrazione pesante, ahimè, per le esportazioni con scenari in evidente contrasto: mercati pressoché fermi, lenta riapertura della Cina, di Singapore e alcuni paesi Arabi. Blocco totale in UK, quasi paralizzata la Germania. Consumi a picco negli USA (le proiezioni a fine maggio prevedono  un calo del 25% dei consumi di prodotti cosmetici).

Tendenza molto negativa per la produzione conto terzi (nostro fiore all’occhiello): accelerazione delle consegne degli ordini in corso, negative le pianificazioni e gli approvvigionamenti.

Le criticità vanno dall’annullamento degli ordini alla concorrenza estera sui mercati di sbocco, dilatazione dei termini di pagamento e le molte insolvenze.

Interessantissime le reazioni degli imprenditori che, confermando le grosse perdite, si dicono molto preoccupati. Alcuni sono molto reattivi e diversificano le vendite online. La crisi delle filiere produttive ha anche indotto alcuni a riconvertire la produzione in prodotti igienizzanti migliorando lievemente la loro situazione.

Che dire? Restiamo a casa con la speranza che la situazione italiana e mondiale riprenda per il meglio il prima possibile, nel pieno rispetto della salute e della vita di tutti.