Ho scritto per La Repubblica un approfondimento sulle fake news (notizie false che però sembrano vere) che pullulano nell’ambito dell’estetica e della cosmesi. Questo è infatti il campo fra i più sfruttati per dire e fare imbrogli, vendere tarocchi e convincere chi non sa che quello che si legge è vero, anche le smentite possono essere falsi ideati magistralmente….io ne ricevo a bizzeffe anche come giornalista…qui vi riporto un approfondimento del servizio che è uscito sul giornale i giorni scorsi, incluse alcune regole per capire se quello che si legge è credibile o meno, sperando di farvi cosa gradita.

A) I parenti più stretti e sfacciati delle fake news in ambito estetico sono i banner pubblicitari mascherati da titoli di giornale, associati a immagini raccapriccianti. Sono le notizie tabloid cloaking, inserite a sbafo nei portali, dal contenuto inverosimile ma che generano click a raffica. Google fa sapere che in un anno ha rimosso 1,7 miliardi di questi annunci, 47 mila sul dimagrire di cui 15 mila installavano ‘spie’ per sondare i gusti dei malcapitati. In questi giorni ricorre un banner che mostra una poltiglia che farebbe dimagrire. Lo clicco, coraggiosamente sperando che non scateni banner a cascata o virus virulenti…ebbene il quadretto mi rimanda a un ‘Portale medico indipendente - Il Tempo della Salute’ che annuncia ‘Complotto smascherato non farti fregare da quelli che si arricchiscono sul tuo sovrappeso, sveliamo un metodo naturale per perdere peso in modo efficace’. Seguono una decina di pagine di autentica disinformazione.

B) In area beauty i falsi abbondano. Ecco le parole più ricorrenti: aprì le danze la protesi al seno scoppiata in aereo ad una starlette della tv, poi lo shampoo baby che squaglia i capelli (smentito). Persistono i cosmetici “non sperimentati sugli animali” anche se da 5 anni è vietato in Europa, la crema per le emorroidi che leva le rughe (piena di emollienti, ammorbidisce e rende elastica anche la pelle del viso). Trionfano la bava di lumaca che rigenera la pelle (impossibile, ma i vasetti sono carissimi) e le creme al botox (la tossina è vietata in ambito cosmetico). L’odio virale si scatena contro la schiuma dello shampoo (movimento No Poo e Low Poo), i MOSH e i POSH (idrocarburi saturi usati in alcuni burri per labbra e gloss) e il glutine nei rossetti (allarme smentito dall’Associazione italiana celiachia).

Non tutto è falso, allarmi e passi indietro ce ne sono davvero, sollevati dalla comunità scientifica e considerati dalla Commissione Europea che poi avvia indagini e decide che fare. I veri tarocchi invece nascono solo online.

Il 69% delle europee, fra i 18 e i 50 anni, usa Facebook tutti i giorni, il 28% di queste cerca cure per la pelle. Fra le parole più citate sui social (Facebook e Instagram nel 2016) ci sono ‘natural beauty’ (+28% in dodici mesi), ‘beauty’ (+ 18%) e ‘makeup’ (+16%). La parola dell’anno è stata ‘snake slime’ (bava di lumaca) con un + 533% (indagine GFK su oltre 3.600 europee). Mark Monitor invece rileva che al 27% degli ordini online è seguita la consegna di prodotti contraffatti. Il 32% dei tarocchi erano cosmetici, il 25% prodotti per la cura della pelle, il 22% integratori e il 16% farmaci.

C) Le notizie taroccate fanno fare acquisti sbagliati: “In Italia 4 consumatori su 10 hanno comprato involontariamente prodotti falsi in siti, blog, news, catene di email di cui si perde la reale origine. Ci sono anche promozioni architettate per danneggiare un brand o indirizzare il consumatore verso altri prodotti e rivendite non ufficiali, - spiega Antonio De Nardis , digital reputation coach di SOS Reputazione Web.

Ecco come dare una bella controllatina e scoprire se si tratta di un falso o di un vero allarme, con 10 dritte dell’esperto Antonio De Nardis (che ringrazio moltissimo!):

1.  Verificare la notizia prima di condividerla sui social: è su altre fonti? Controllate la credibilità di testate e blog: chi li dirige? Chi ci scrive? E’ solo pubblicità?

2.           Il blog/sito è scritto in italiano corretto o frutto di traduzioni spicce? Se ci sono errori spesso si tratta di traduzioni automatiche di portali sconosciuti.

3.           Cosa dichiarano i brand e le associazioni di consumatori a proposito di nuovi allarmi beauty letti online? Confrontare e chiedere lumi anche alla fonte.

4.           L’autore esiste davvero? Oggi è facile informarsi controllando l’identità su Linked-in o su altri network professionali del settore cosmetico e parafarmaceutico.

(segue)

5.           Controllare la data di pubblicazione della notizia, può trattarsi di allarmi datati e decontestualizzati, rilanciati in momenti storici diversi e non più validi.

6.           Leggere la notizia con attenzione, occhio ai titoli ‘civetta’.  Il contenuto è coerente col titolo o si rivela, ad esempio, un modo per farvi comprare prodotti rivali?

7.           La URL del sito (sequenza di caratteri che identifica univocamente l’indirizzo del sito) è reale o storpia un sito noto e autorevole?  I ‘falsi’ pullulano online.

8.           Le testimonianze e i commenti riportati nel sito vi sembrano postate da persone reali? Controllate nomi e profili di chi firma i commenti e le date di pubblicazione.