La Repubblica 20 giugno 2017

Roma, 20 giugno - La ricerca, cosmetica e dermatologica, va a caccia di filtri solari alternativi a quelli chimici e organici in uso, qualcuno dei quali ritenuto non sicuro. Il futuro? Si ispira alla natura. Diverse sostanze che proteggono piante e microrganismi dai raggi UV sembrano infatti in grado di difendere anche la nostra pelle e per il futuro si pensa fatto con  creme a contenuto più naturale e meno ‘sintetico. Questo in sintesi il contenuto di una corposa review, appena pubblicata su Cosmetic & Toiletries science applied, che riprendo nell’articolo scritto oggi sul quotidiano La Repubblica.

Qui invece vi riporto un approfondimento della rassegna:

Perché si guarda alla natura per farne schermi solari?

A fronte dell’aumento dell’incidenza dei tumori della pelle associati all’esposizione solare, alcuni scienziati esprimono dubbi sull’uso esagerato dei filtri protettivi di tipo chimico e organico in commercio. Principalmente perché vengono scambiati per un lasciapassare sotto il sole (prolungando così le ore di esposizione ai suoi raggi), successivamente perché, per alcuni ingredienti, ci sono dubbi sulla loro efficacia. Al tema ‘solari si, solari no’ e ai componenti alternativi a quelli oggi in uso è dedicata la review di Cosmetic & Toiletries science applied.

Commenta l’articolo Antonio Costanzo, direttore dermatologia all’Humanitas University di Milano: “Il primo dato incontrovertibile è l’aumento dell’incidenza dei tumori cutanei associati all’esposizione solare nella popolazione caucasica. Questo sembra essere associato all’aumento del tempo che passiamo al sole, maggiore quando usiamo filtri solari. Alcuni studi recenti però, come ricorda questa review, hanno iniziato a correlare l’aumento di incidenza dei tumori con la presenza di alcuni componenti delle creme solari. Tra i potenziali rischi sembra esserci, ad esempio, la capacità delle nanoparticelle di ossido di zinco, molecole molto piccole, di indurre l’attivazione di fattori infiammatori e quella delle particelle di diossido di titanio di danneggiare il DNA. Infine alcuni filtri potrebbero rilasciare il benzofenone, una sostanza in grado si alterare il sistema endocrino quando interagisce con il recettore degli estrogeni. Fortunatamente la ricerca sta andando avanti, e sono stati identificati numerosi composti naturali con proprietà di schermo solare alternativi a tali molecole”.

Precisa Costanzo: “Nella prevenzione molto però dipende dal nostro comportamento. Il consiglio ad oggi resta sempre quello di evitare l’esposizione nelle ore più calde e di fare lunghe pause all’ombra, non limitandosi a spalmarsi grandi dosi di creme. Al sole usare filtri ad alto fattore di protezione e, infine,  recarsi dal dermatologo almeno una volta l’anno per controllare le lesioni presenti sulla pelle”.

A che cosa, della natura, si ispirano i ricercatori a caccia di molecole in grado di proteggere la nostra pelle? 

Fra le sostanze naturali sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori ci sono l’acido sinaptico

La repubblica focusricavato da vino e aceto, le mycosporine da pesci e alghe, da procarioti ed eucarioti, zooplancton e fitoplancton presenti nell’acqua di mare.  Anche l’alga ‘nori’ giapponese (Porphyra yezoensis) si rivela utile insieme alle scitonemine, pigmenti biologici estratti da cianobatteri che assorbono gli UVA e gli UVB.  Ancora la chitina dai gusci dei crostacei e la melanina stessa, ricavata da microrganismi e actinobatteri, sembrano dare risultati incoraggianti. Seguono la pletora di oli vegetali come canola, citronella, cocco, oliva e semi di soia e perfino alcuni succhi di frutta, come aloe vera, barbabietola, uva, carota arancione e viola.  Oli e succhi hanno un potere schermante più basso rispetto ai filtri in commercio ma miscelati nelle formule ridurrebbero il contenuto di sostanze chimiche. E ancora propoli, alghe e licheni e, udite-udite, molte aspettative sono riposte nei diamanti alternativi a quelli originali, cioè gli adamantani con struttura molecolare molto simile ai brillanti, insieme ai fullereni di carbonio simili alla grafite. Provati in laboratorio in forma ‘nano’ ridurrebbero il 95% delle radiazioni UVB.