Mentre la Commissione europea vara la nuova edizione dell’inventario degli ingredienti usati per fare i cosmetici, secondo la definizione unica INCI, contando circa 25.000 composti e miscele diversi, la comunità scientifica e le industrie si interrogano su una vecchia questione che torna alla ribalta con maggiore forza: i lunghissimi elenchi di ingredienti stampati sulle etichette dei prodotti di bellezza sono davvero utili?

Leggere le etichette dei cosmetici per capire le formule The Beauty Observer Italia

Leggiamo ‘lenzuolate’ di ingredienti, talvolta illeggibili sia per le terminologia usata che per la misura (avete presente i mini-size con caratteri in formato minuscolo? Non bastano gli occhiali da lettura per decifrarli!), spesso incomprensibili a chi non ha ferrate conoscenze chimiche né sugli aggiornamenti legislativi del settore… La confusione regna sovrana e rende vani anche gli sforzi, per altro discutibili,  delle numerose blogger ed esperte che hanno preso a mostrare le etichette dei prodotti azzardando confronti…impossibili nella realtà.

Non esistono altri modi più chiari e approfonditi per informare chi usa i prodotti cosmetici su cosa contengono?

Capire la qualità di ciò che compri leggendo le etichette, The Beauty Observer Italia

Anche alla luce delle ultime modifiche e precisazioni legislative che hanno reso queste etichette sempre più lunghe (ricordo il recente obbligo per le industrie di elencare anche 26 possibili allergeni contenuti nella formula quando la loro concentrazione supera lo 0,01% nei prodotti a risciacquo e lo 0,001% nei prodotti senza risciacquo), la domanda trova spazio (e una proposta di soluzione) sulla rivista Cosmetic & Toiletries Science Applied in un approfondimento a firma di Karl Laden, columnist storico della rivista, esperto di etichettatura e autore di molte pubblicazioni scientifiche.

“Applaudo il desiderio da parte del legislatore e della comunità di informare in modo più completo possibile i consumatori circa ciò che comprano. Comunque mi chiedo se non potremmo soddisfarli ancora meglio accorciando questi lunghissimi elenchi - sostiene Laden in modo provocatorio. – Mentre l’etichettatura dei cosmetici deve essere conforme ai requisiti di legge, penso ci siano nuove strade per soddisfare a pieno e meglio l’obiettivo principale di informare i compratori”.

Si deve dare atto all’autore della review che questi elenchi degli ingredienti, se usati per giudicare la qualità e l’innocuità di un prodotto, hanno limiti macroscopici che si capiscono anche analizzando gli sforzi e gli errori di giudizio intrapresi da esperti o sedicenti tali che pubblicano online confronti di etichette e formule giudicando la loro qualità in modo abbastanza arbitrario anche perché spesso basato su formule qualitative (che sfido la maggioranza a capire) e che comunque nulla dicono su dosi e percentuali rendendo perciò questi confronti pieni di bias ed errori. A ciò si sommi la difficoltà reale delle industrie di fare spazio a questi lunghi elenchi anche sulle confezioni più piccole.

Chiede Laden, interpretando a mio avviso il disagio di molte consumatrici e consumatori: “Ora che la legislazione sui cosmetici ha compiuto 40 anni, non è il momento per tirare le somme e vedere se sono stati centrati tutti gli obiettivi?”. L’esperto ha pronta la sua ricetta: perché non elencare sul packaging solo gli ingredienti che possono essere decisivi per l’acquisto, come i principi attivi o gli allergeni e rimandare la letture delle formule complete ai siti internet dei brand? Per Laden omettere sulle etichette, ad esempio, solventi, emulsionanti e stabilizzanti sarebbe già un bel passo avanti nel tentativo di rendere più puliti e leggibili i packaging. Insomma semplificare le lettura sulle etichette ma fornire una informazione ancora più approfondita ed utile sui siti e sui social sarebbe un regalo ai consumatori e alle stesse industrie che avrebbero un maggior numero di followers.

Che ne pensate? Datemi un feedback!

L’ho scritto anche nella mia rubrica su  Pharmaretail.