Io le ho viste le influencer, e non solo sui loro profili instagram. Le ho viste all’opera, sul campo. Insomma al lavoro. Così:

1. Le ho viste pranzare in tavoli separati dal mio. Le ho viste fare tour organizzati dai brand nelle fiere, nei convegni, in luoghi pubblici invece che muoversi da sole per scovare idee, vedere il retroscena (c’è ovunque) e provare novità che meritano e magari non hanno budget per la pubblicità.

2. Io le ho viste andare a caccia di campioncini e “campioncioni” e ho visto le reazioni imbarazzate ma cordiali dei responsabili di stand e company.

3. Io ho parlato con le influencer e i loro mariti accompagnatori inclusi nel prezzo e ho parlato con i loro figlioli influencer a loro volta a sei anni di età che su Instagram paiono l’emblema della felicità invece dal vivo hanno inquietanti reazioni di smarrimento.

4. Io le ho sentite parlare piene di dubbi e ci ho parlato, con le vice-influencer che vanno in giro al posto della loro titolare di blog e invece sognano di fare le giornaliste e mi chiedono come si fa.

5. Io ho parlato con i responsabili dei brand che pagano le influencer pur di avere qualche scatto accanto ai loro marchi e ho percepito i mille dubbi crescenti di queste persone sull’efficacia di queste strategie pubblicitarie.

6. Io ho saputo quanto chiedono le influencer a ditte ed organizzazioni solo per fare uno scatto con loro e ho saputo come contrattano e fanno accordi per essere retribuite anche laddove l’accordo non compare  nei loro ‘autentici’ post o scatti.

Il mondo cambia, certo. Io sono un passo indietro e faccio un altro mestiere (mi riservo di fare i 6 punti anche del mio lavoro) ma volevo dirvi cosa c’è dietro la narrazione patinata e percepita come genuina di tante tante e tante influencer.

Poi arriva l’ottimo saggio di Paolo Landi ‘Instagram al tramonto’ per La Nave di Teseo a sollevare molti più vasti e nobili dubbi e argomentazioni dei miei sul mondo del business ai tempi dei social …