Bruxelles, 21 ottobre – Che i prodotti di bellezza contribuiscano alla formazione delle isole di plastica galleggianti nei nostri mari non piace a nessuno. La cura dell’ambiente dovrebbe andare a braccetto con la cura del corpo.

Perciò fa piacere leggere la nuova dichiarazione della associazione europea delle industrie cosmetiche, Cosmetics Europe (che riunisce più di 4.000 imprese di 27 nazioni dell’Unione e include 16 multinazionali) in cui raccomanda alle industrie associate di smettere di usarle. Non solo, il gruppo si rende disponibile a lavorare insieme alle autorità Europee per raccogliere dati scientifici e consentire una valutazione più approfondita della questione.

Insomma qualcosa si muove mentre la Commissione europea ancora ne sta discutendo e nell’ultima riunione alla direzione generale Ambiente della Commissione, svolta qualche giorno fa, si è parlato del problema della definizione univoca di ‘microplastiche’  perché, di paese in paese, cambia. C’è chi include solo la plastica rigida e non la morbida e chi misura in modo differente il diametro di queste micropalline sintetiche.

Ma cosa sono le microplastiche? Dette anche microperle o microgranuli, sono polimeri di poiletilene a catena molto lunga che formano particelle non biodagradabili, cioè piccoli pezzetti di plastica simili ai granelli di sabbia. Sono usate nei detergenti e scrubs esfolianti.

Ricorda oggi Cosmetics Europe: “La stragrande maggioranza delle piccole particelle di plastica che si trovano nei mari proviene da residui di materiali più grandi come dall’abrasione dei pneumatici. Altre fonti, come la perdita di pellet dalla produzione di plastica, abrasione di vernici, fibre tessili o le particelle utilizzate nei prodotti per la cura personale contribuiscono in forma molto minore”.

“Alla luce delle preoccupazioni espresse dal pubblico sui detriti di plastica nell’ambiente marino e data la vasta disponibilità di materiali alternativi, Cosmetics Europe raccomanda alle aziende associate che ancora non l’avessero fatto di interrompere l’uso di sostanze contenenti particelle di plastica solide non biodegradabili nell’ambiente marino dai prodotti per esfoliare e pulire la pelle, a partire dal 2020” – precisa l’associazione.

Dovremo quindi attendere ancora 5 anni ma c’è da sperare che le imprese che ancora usano questi materiali sintetici agiscano prima. La dichiarazione della associazione fa ben sperare e segna un cambio di passo e una sempre più alta attenzione verso il problema.

Certo si potrebbe fare di più. La raccomandazione , fa sapere Cosmetics Europe, è volontaria e non obbligatoria per le industrie ma sempre più ditte tornano sui loro passi e , al posto della plastica, usano già materiali alternativi non inquinanti.

La questione è spinosa e il dibattito è di forte attualità a livello globale. Negli Stati Uniti diversi Paesi le hanno già vietate. L’estate scorsa sui giornali americani si leggeva della decisione da parte dello Stato dell’Illinois, negli Stati Uniti, di vietarle per proteggere i propri fantastici laghi. Lo Stato della California ha approvato recentemente una misura che vieterà dal 2020 l’uso delle ‘plastic microbead’ anche nei prodotti cosmetici. A differenza di altri stati degli USA (Colorado, Illinois, Indiana, Maine, Maryland e New Jersey), che già limitano l’uso di queste sostanze.

Contatto Stefano Dorato, direttore relazioni scientifiche e normative di Cosmetica Italia che segue i dossier di interesse europeo dell’associazione di categoria. Mi spiega: “Se ad oggi non ci sono iniziative di alcun genere intraprese da parte del legislatore dell’Unione, sono invece le principali aziende produttrici europee che si sono impegnate, in modo singolo e volontario, alla loro graduale eliminazione”.

Dichiarava l’ufficio comunicazione L’Oreal Italia in un servizio che ho scritto per l’Agenzia stampa Ansa lo scorso anno: “Anche se le microplastiche sono considerate non tossiche, non sono biodegradabili. Per questo motivo, in coerenza con la politica di continuo miglioramento dell’impatto ambientale dei propri prodotti, L’Oréal ha deciso in modo volontario di dismetterne l’uso entro il 2017 “.

Deadline ballerine a parte (chi assicura di farlo entro due anni e chi lo raccomanda entro cinque), piano piano ci arriveremo.