NYU doctoral candidate Aenne Brielmann, left, and NYU Professor Denis Pelli

NYU doctoral candidate Aenne Brielmann,  a sinistra. A destra NYU Professor Denis Pelli. Sono loro gli autori della ricerca . Qui mostrano gli oggetti usati dai volontari durante l’esperimento

Roma, 11 mag –  Si dice da sempre che la bellezza è negli occhi di chi guarda.  Negli occhi sì, ma soprattutto nella mente. Per percepire la bellezza ė necessario pensare e non distrarsi. Tema ovvio? No, e non per The(beauty) Observer che di bellezza si occupa. Che sia coniugata con i canoni estetici femminili e maschili (le misure perfette dunque non bastano), con le opere d’arte (nei musei il bello incanta se ci si sofferma a guardare senza distrazioni), con il piacere dei sensi (che veicolano e danno benzina alla bellezza) . Lo sottolinea una ricerca autorevole che  si occupa di cosa sia la bellezza e perciò qui va raccontata.

Come si misura la bellezza? Tutto passa attraverso la mente e, se ci si distrae, il bello svanisce. E’ bello ciò che si pensa bello, ma anche ciò che dà piacere perché si sperimenta con i propri sensi. La conferma all’assioma filosofico del 18esimo secolo di Immanuel Kant (la bellezza e’ razionale) arriva dai neuroscienziati della New York University che hanno voluto controllare cosa realmente significhi ‘bello’ conducendo oltre 60 esperimenti su un gruppo di volontari. La bellezza di per sé non c’è se non trasmette nulla, se non si collega ai propri pensieri. Insomma ci vogliono le emozioni. Ma anche il piacere dei sensi serve per apprezzarla e grazie a loro il bello è più potente (qui gli studiosi smentiscono Kant che separava il bello dal piacere dei sensi e lo fanno mostrando immagini ai volontari con piccoli rinforzi di sensi, come facendo loro succhiare contemporaneamente delle caramelle o accarezzare dei teneri orsi di peluche dimostrando che con l’aggiunta degli altri sensi il bello è ancora più piacevole).

“L’esperienza della bellezza è una forma di piacere e per sentirla dobbiamo pensare e non distrarci”, spiega in una nota stampa Denis Pelli, docente di psicologia e neuroscienze, a capo dello studio pubblicato oggi su Current Biology. Dall’Iliade di Omero all’industria della cosmesi che fattura 500 miliardi di dollari, ma anche pensando  all’allestimento intelligente di mostre nei musei, è importante capire che la bellezza si percepisce se collegata al pensiero. Se infatti ci si distrae, rivolgendo il pensiero  altrove, il bello non esiste più”.

Dunque, più che col trucco e il parrucco, sforziamoci di stimolare il pensiero di chi ci guarda. Saremo bellissimi, e più interessanti per tutti.