Passeggiare è difficilissimo, o no? Quello che vedete nella photo-gallery  creata appositamente spiega le regole fondamentali per camminare come si deve per stare bene, sgombrare la mente da pensieri e rimugini, rilassarsi, entrare in un’altra dimensione (vecchia, ma l’abbiamo persa e molti di noi non l’hanno mai sperimentata), attivare il metabolismo sopito e perfino dimagrire.

Provate a seguire le regole del bighellonare secondo i principi della flânerie (per cui vagabondare è un’arte che richiede concentrazione e dedizione). Sappiate però, e l’avete visto se avete sfogliato le foto qui sopra, che è cosa ardua perché richiede di lasciare a casa telefono portatile, fitness-tracker, gps, macchina fotografica e perfino i soldi. Niente mappe, niente guide turistiche, niente borsa e niente zaino. Nessun peso. Solo se stessi, a costo di perdersi per le vie della città. E non guardate le vetrine, piuttosto accorgetevi dei palazzi, dei cortili, dei colori delle vie, delle piazze, della gente, del rumore che vi circonda, dei dettagli insoliti insomma. Scoprirete un mondo nuovo, aprirete i sensi e vi accorgerete di far parte del rumore della città, della folla, del freddo o del caldo, degli odori e così via. Intanto camminando si schiariranno le idee, ne verranno di nuove, smetterete di essere arrabbiati, offesi, bloccati. Vi rilasserete e ci arricchirete.  Solo così diventerete un flâneur originale. L’ho già scritto in passato e anche su questo blog ma ora ne riparlo perché l’esperto di  flânerie che ho conosciuto qualche anno fa, Federico Castigliano, ha da poco pubblicato l’edizione italiana del suo libro, Flaneur, l’arte di vagabondare per Parigi e perciò ci siamo sentiti.

Vi riporto la nostra intervista per The Beauty Observer e in fondo all’articolo anche il link dell’articolo che ho scritto per La Repubblica a questo proposito.

Cosa vuol dire camminare alla flâneur ? “La parola flâneur deriva dal verbo francese flâner che significa «gironzolare», «perdere il proprio tempo». È una parola bellissima, dal suono poetico, ma anche una parola che non si può facilmente tradurre in altre lingue. Il flâneur è un personaggio prettamente urbano, che nasce nella Parigi borghese del 1800. È un passeggiatore solitario che vaga per la città senza una meta e analizza lo spettacolo urbano. Lo scrittore Huart dice “Il flâneur può nascere in qualsiasi posto, ma non può vivere che a Parigi”.

Solo a Parigi si può passeggiare in questo modo ? “Lo sguardo, l’andatura, lo stile, il comportamento e ovviamente il territorio in cui il flâneur può operare non si limita a Parigi. Il flâneur rappresenta un nuovo modo di muoversi nella città e di osservare il mondo. Essere un flâneur significa passeggiare, libero da impegni, e immergersi nello spettacolo vivo della città. Si può svolgere l’arte della flânerie in qualsiasi città del mondo. Sono quindi pervenuto, alla fine del libro, a rovesciare la citazione iniziale e a dire: “il flâneur è nato (storicamente) a Parigi, ma oggi potrebbe vivere in qualsiasi luogo.”

Puoi farmi qualche esempio pratico? “Le citta italiane, così ricche di storia, sono ovviamente luoghi ideali per la flânerie. Esiste la flânerie nelle grandi città, a passo veloce, dove ci si perde tra le vie e tra la folla, ma esiste anche la flânerie nei piccoli borghi, dove si incede più lentamente, magari osservando i dettagli del paesaggio, il fiori su un balcone…”

Bighellonare fa bene alla salute. In che modo? “Se svolta in modo corretto, la flânerie può essere un modo per alleggerire le proprie preoccupazioni quotidiane. Bisogna sottolineare che il flâneur non è un semplice turista o passeggiatore: la flânerie è un esercizio quasi spirituale, un’arte che richiede esercizio e concentrazione.  In Italia abbiamo, certamente, una grande tradizione di passeggiata urbana. Ad esempio le famose “vasche” in centro, il “giro” in piazza. Ma la flânerie, per essere efficace, deve essere un’esperienza solitaria e libera da ogni scopo. Il flâneur si muove per la città senza una mappa né un piano. Deve sentirsi libero e solo, a disposizione dell’imponderabile. Il flâneur riesce a stabilire un rapporto intimo con la città, fino ad adattare il proprio umore, la propria essenza interiore direi persino, a quella del luogo. La flânerie è dunque un modo per fuoriuscire dalla propria interiorità. Questo permette quindi di liberarsi dai proprio problemi, dal peso del proprio io. Mi cito ancora: “Per ascoltare la voce del mio bisogna in primo luogo far tacere l’io.”

IL DECALOGO DEL PERFETTO FLANEUR

Federico Castigliano mi ha gentilmente concesso di riportarle il decalogo del perfetto flâneur contenuto nel suo bel libro. Leggetelo e seguitelo, apprezzerete.

1.  Bisogna muoversi nella città a caso: a destra o sinistra senza una ragione, senza una meta.

2.  Ignorare le guide turistiche. Dimenticare gli stereotipi, le sciocchezze viste alla tivù oppure lette sui giornali.

3.  Fuggire la banalità della vita comune. Fuggire i ricordi e gli spettri dell’interiorità.

4.  Rifiutare le regole della produzione e del consumo. Consacrare la vita all’attimo, alle cose effimere.

5.  Addestrare l’occhio: smascherare il superficiale nel profondo, scorgere il profondo nel superficiale.

6.  Allenare il fisico: resistere per diverse ore in condizione di deriva, senza nutrirsi e senza riposare.

7.  Ascoltare la voce del mondo: immergersi nella realtà esterna fino a diventare una sola cosa con essa e, per ultimo, sparire.

8.  Abbandonarsi alla folla. Approfittare dell’anonimato, della sensazione di vuoto e di impunità che la grande città può dare.

9.  Non trascurare i sobborghi, gli spazi anomali e marginali. Percorrere le strade che un turista non farebbe mai.

10.   Sentirsi libero e solo, a disposizione dell’imponderabile. Non perdere la strada, perdere se stessi tra le vie della città.

I benefici delle camminate li ho anche raccontati su La Repubblica. Qui trovate l’articolo: http://bit.ly/2z3gsFc