Tema da prendere con le pinze, per carità, quello degli ingredienti buoni e di quelli cattivi usati nei prodotti cosmetici che regolarmente vengono crocifissi dalle moltissime fonti in internet (che non è mica sempre  detto siano le più affidabili) ma ci sarebbe da buttare nella spazzatura (differenziata of course) tutti i cosmetici che ho per casa, inclusi quelli che uso per mia figlia. Anzi soprattutto quelli che ho usato per lei quando era bebè per farle il bagnetto….

Perché dico questo? Perché mi è saltato all’occhio un nuovo articolo pubblicato or ora su Cosmetic & Toiletries science applied che fa un nuovo punto sugli allarmi che circolano online e che a forza di girare e rigirare influenzano le company che operano nel campo della cosmesi che ribaltano gli stessi allarmi a loro favore facendone perfino un cavallo di battaglia.

Rachel Grabenhofer, a capo della testata, segnala che le influencer più potenti sul tema, le mamme blogger, dopo i parabeni starebbero facendo a pezzi il fenossietanolo (inci phenoxyethanol) ancora prima di essere certe del rischio che questo ingrediente comporterebbe quando usato sulla pelle dei bambini. Questo modus operandi, suggerisce l’autrice, porterebbe le industrie a seguire gli umori delle consumatrici piuttosto che raccontare come stanno davvero le cose. L’esperta sostiene che stavolta bisognerebbe invece dire chiaramente la verità e smettere di cavalcare gli allarmi che ricorrono online a scopo di business facendone claim pubblicitari per vendere di più ma danneggiando il settore e la vera sicurezza dei prodotti stessi. Le mamme blogger se lo chiedono?

Perché sostiene questa curiosa tesi la Grabenhofer? Perchè ha una ottima memoria e ricorda come già i parabeni siano stati visti come il fumo agli occhi da moltissimi consumatori (consumatrici soprattutto) dopo che alcuni studi sollevavano dubbi sulla loro sicurezza quando usati nei prodotti che tutti i giorni spalmiamo sulla nostra pelle e su quella dei nostri figli. A suon di dubbi e allarmi (qualcuno anche reale, va detto)  i creativi del campo beauty hanno inaugurato il furbo (quanto fuorviante) slogan dei ‘senza’ che ora detta i trend e le scelte di acquisto di milioni di gente. Senza parabeni, senza siliconi, senza conservanti, senza alcol, senza-senza e senza. Così è accaduto che i prodotti di bellezza ‘senza’ hanno conquistato il cuore ed il portafogli di moltissime di noi giustamente preoccupate per la salute ma di certo meno attente a cosa veramente contengono questi prodotti ‘senza’.

Le formule senza sono automaticamente più affini e innocue sulla pelle dei prodotti ‘con’? Così facendo siamo di fronte ad una nuova battaglia della chimica contro la chimica che non mi pare sia una buona sostituzione ma nessuno sembra farci caso.

Adesso il nuovo allarme, segnala Grabenhofer, riguarda il fenossietanolo (INCI phenoxyethanol)  e, come la storia degli ultimi anni ci insegna, sta rimbalzando di sito in sito, di forum in forum e di social in social, come una pallina da ping pong e le prime a bocciarlo sono,ancora una volta, le mamme blogger. Il fatto è che a fronte di dubbi sollevati dal mondo scientifico, le notizie seguono una curva classica che le vede gonfiarsi e divenire verbo velocemente perché moltiplicate dai social anche quando le cose andrebbero invece lette e approfondite criticamente per farsi una idea. Una volta uscite online sono lette e rilette nei secoli dei secoli, perfino ripostate quelle vecchie  e superate che perciò ritornano nuove (sui social mettere la data di pubblicazione pare essere una eresia).

Così mentre le mamme decidono senza se e senza ma la scienza invece ancora riflette e pure questo è inquietante…

Tutto è nato da uno studio effettivamente segnalato all’Agenzia Sanitaria Francese (ANSM) che ha richiesto di ridurre o eliminare il fenossietanolo dai prodotti cosmetici per bambini al di sotto dei tre anni. Sospettato di tossicità sul sistema riproduttivo, infatti, il fenossietanolo è nel mirino dell’agenzia francese da diversi anni. Nel 2012, come misura precauzionale, l’ANSM ha raccomandato di non utilizzare questo conservante in prodotti cosmetici destinati alla zona dei pannolini dei bambini e che la sua soglia di concentrazione massima autorizzata per l’uso come conservante dovrebbe essere ridotta allo 0,4% nei prodotti cosmetici per neonati di meno di tre anni.

In un parere dell’ ottobre 2016 però il Comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori (SCCS) della comunità europea ha ritenuto invece che il fenossietanolo utilizzato all’1% nei prodotti cosmetici fosse sicuro, indipendentemente dalla fascia d’età. Così, ad oggi, il fenossietanolo (o fenossi-2-etanolo), che è un glicole etere ad azione germicida comunemente usato come conservante dall’industria cosmetica, si può usare al massimo alla concentrazione dell’1% nelle formule dei prodotti finiti per volere dell’Unione europea.

L’ ANSM, contraria alle decisioni prese dall’SCCS ha continuato le sue indagini e nel 2017 ha costituito un comitato scientifico specializzato temporaneo (CSST) composto da esperti in tossicologia, epidemiologia, dermatologia e allergologia con l’obiettivo di valutare l’opportunità di mantenere le loro raccomandazioni del 2012. Questi esperti sono giunti alla conclusione che “dovrebbe essere mantenuta la raccomandazione del 2012 per il non utilizzo del fenossietanolo nei prodotti cosmetici destinati alla zona del pannolino dei bambini”. Gli autori hanno anche raccomandato di estendere questa raccomandazione a tutte le salviette detergenti, anche quelle destinato agli adulti, in quanto vengono spesso utilizzati per pulire i glutei dei bambini piccoli. “In tutti gli altri prodotti cosmetici destinati ai bambini di età inferiore a tre anni, la concentrazione massima di fenossietanolo potrebbe rimanere all’1%”.

L’opinione dell’ANSM è quindi contraria a quella dell’UE e la Francia ha deciso che per il territorio francese le industrie sono obbligate a riportare una avvertenza in più sui prodotti senza risciacquo che contengono questo ingrediente in cui si specifica che non devono essere spalmati nell’area del pannolino. “Si tratta di una disposizione francese mentre non ci sono cambiamenti per quanto riguarda le decisioni della Commissione europea, - mi risponde Stefano Dorato, direttore relazioni scientifiche e normative dell’associazione Cosmetica Italia che rappresenta le imprese che operano sul terreno nazionale. - In tale situazione comunque la Commissione europea dovrà decidere,  entro una decina di giorni, se la richiesta che le autorità francesi hanno avanzato di far riportare tali avvertenze sulle etichette dei prodotti per bebè in tutto il territorio europeo sia corretta oppure no per farla divenire legge”.

Quindi seppure sia vero che i social confondono, il quadro normativo è traballante e i dubbi sono leciti. Vediamo cosa accadrà nei prossimi giorni.

Io però e intanto mi faccio una domanda in più: le imprese della cosmesi che hanno linee di prodotti per bebè (in Italia ce ne sono di storiche e rinomate) valutano la sicurezza e l’innocuità dei loro prodotti sui bambini? Difficilissimo, impossibile direi e allora il problema a mio avviso è anche questo. Se qualche company però li effettua (test clinici, non in vitro please) mi scriva che sarei molto felice di raccontarlo.