Dovrei mettere le protesi al seno? Di che tipo? Quanto dureranno? E’ vero che possono scoppiare? Quanto sono sicure? Ci sono alternative? Queste le domande più comuni che si fanno le donne che vorrebbero sottoporsi alla mastoplastica additiva.

Se in via generale nei casi di tumore al seno le breast unit degli ospedali aggiornano le pazienti in modo soddisfacente, non è sempre così nei piccoli centri di periferia o nel caso di interventi chirurgici per scopi puramente estetici. Così le donne le risposte le cercano in internet che contiene buone e (più spesso) pessime informazioni.

Come e dove saperne di più? Mentre il nostro ministero della Salute dovrebbe pubblicare contenuti informativi a questo proposito sul proprio sito istituzionale (ma non lo fa se non in un paio di informative datate e risalenti al 2011) pullulano siti internet che contengono informazioni pubblicitarie più che una corretta informazione in merito. Perciò la Food and Drug Administration, l’ente americano di controllo sui farmaci e sui dispositivi medici, ha intrapreso un’altra interessante strada.

L’istituto ha infatti deciso di rispondere alle domande che si pongono le donne con un dossier puntuale, dettagliato e ricco di chiarimenti, pubblicato sul proprio sito istituzionale.  L’FDA dà conto alle donne del livello di sicurezza, dell’efficacia, dei rischi, delle complicanze e delle controindicazioni di ogni tipologia di protesi mammarie approvate negli Stati Uniti, dove questi dispositivi sono classificati alla pari dei farmaci.

L’ente americano ricorda alle donne i rischi comuni legati all’intervento di mastoplastica additiva che vanno dal doversi rioperare alla formazione della ‘contrattura capsulare’, cioè che si sviluppi del tessuto cicatriziale intorno alle protesi tanto da ‘strizzare’ l’impianto. Ricorda il rischio che si sviluppino infezioni e che il seno può diventare dolente. Infine che le protesi si possono rompere e che il fenomeno può essere silente cioè senza sintomi.

Nell’elenco dei rischi l’ente americano inserisce anche il nuovo dubbio sollevato da alcuni ricercatori: che le protesi siano correlate con una rara forma di tumore del sangue, il linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL). Il legame desta sospetti perché generalmente questa neoplasia non è tipica della mammella e l’allarme si deve ad alcune segnalazioni avvenute a cavallo fra il 2011 e il 2015 (18 in Francia e 173 nel mondo).

Per La Repubblica ho chiesto un commento a  Marzia Salgarello, responsabile del dipartimento di chirurgia plastica e ricostruttiva del Policlinico Gemelli di Roma che mi ha precisato: “La correlazione fra la comparsa del linfoma ALCL nelle aree limitrofe agli impianti mammari è un evento raro. Siamo arrivati a circa 500 casi totali segnalati, su oltre 1 milione di impianti effettuati fino ad oggi. Seppure si tratti di un rischio molto basso è necessario proseguire con le ricerche per dare delle risposte più certe. Nel frattempo sono stati comunque aumentati i controlli da parte degli specialisti e il Ministero della Salute ha avviato un monitoraggio dei casi sospetti.  In via generale di protesi mammarie in Italia si parla poco, spesso solo in occasione di scandali e purtroppo non esiste un registro nazionale sugli impianti, nonostante se ne discuta da anni ”.

Ecco cosa sapere sulle protesi per il seno, in 5 raccomandazioni stilate dalla Food and Drug Administration: 

1.       Le protesi non sono eterne. Hanno una scadenza. Non si può prevedere però quanto dureranno. Prima si impiantano e più aumenta la probabilità che dovranno essere sostituite. La durata varia da persona in persona ma che gli impianti durino 20/30 anni, come si dice, è invece raro.

2.       Cosa chiedere al chirurgo?   Quali garanzie forniscono le ditte produttrici. Tipologia protesi, cosa contengono, i rischi, le precauzioni e le complicanze. Documentarsi prima e non solo mentre si firma il consenso informato è una buona regola.

3.       Le protesi si scelgono insieme al chirurgo. Non decidere tu da sola. Il medico deve valutare la taglia, la forma, la texture superficiale (liscia o ruvida), il tipo di incisione e di intervento. Dì al chirurgo cosa ti aspetti e trovate una decisione comune. Molte donne subiscono più interventi perché non sono soddisfatte dei risultati, sarebbe meglio chiarirsi prima.

4.       Informati anche sui rischi nel lungo termine. Chi possiede le protesi al seno può avere un rischio maggiore di sviluppare il linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL) nel fluido e nel tessuto che avvolge l’impianto. E’ un cancro raro ma non trascurare i controlli annuali anche se hai fatto l’operazione molti anni fa.

5.       Una volta operata fai regolarmente il monitoraggio degli impianti.  Se noti segni o sintomi inusuali rivolgiti prontamente al tuo medico. Sottoponiti a monitoraggi annuali con ecografia e mammografia. Nei casi sospetti di rottura delle protesi va fatta la risonanza magnetica. L’FDA raccomanda uno screening annuale con la risonanza magnetica per individuare rotture silenti nei primi 3 anni successivi all’intervento. Successivamente la mammografia si può fare ogni due anni.

Infine, come sono fatte le protesi per il seno?

Le protesi rotonde aiutano a riempire il tessuto mammario preesistente aggiungendo volume, specialmente nel polo superiore della mammella.

Le protesi anatomiche hanno lo scopo di ottenere una forma più naturale che segue la linea naturale del corpo. Hanno una forma a goccia e forniscono un leggero aumento della parte superiore (o polo) della mammella e un aumento maggiore della parte inferiore.

Cosa contengono le protesi?

Il riempimento è costituito da silicone o da soluzione salina (questa ultima in Italia è poco usata, se non durante la ricostruzione del seno con l’uso di espansori, usati in alcuni casi dopo l’asportazione del tumore).