Roma, 27 feb - Oggi è tempo di ricordi. L’inserto Salute di Repubblica festeggia il numero 1.000. Il primo numero il 5 maggio del 1995. Il numero odierno è uno speciale notevole che contiene il racconto di 14 grandi scienziati protagonisti della transizione di fase della medicina. Sono gli anni del prima e dei suoi successi conclamati – l’allungamento della vita media, l’identificazione degli stili di vita dannosi, la bella vittoria sulle malattie cardiovascolari, l’idea che sì, il cancro si può combattere – e del dopo con le speranze dettate dall’immarcescibile ottimismo degli scienziati che entrano un una nuova era – quella della biologia molecolare, dei geni delle staminali e dell’hi-tech chirurgico e diagnostico (segue).

Io sono arrivata a Salute ad ottobre del 1997. Come? Semplicemente mandando un mio curriculum, senza sapere molto di loro. Anzi  pochissimo. E vergognandomi perfino un po’ per avere pensato che la cosmesi potesse essere un tema degno di un settimanale di medicina.

Tanto che, quando ricevetti una telefonata dal direttore della testata, Guglielmo Pepe, che voleva conoscermi incuriosito dal tema di cui mi occupavo (all’epoca esclusivamente di cosmetici, mi ero occupata di marketing ma avevo il pallino del giornalismo e due lauree fresche in tasca) rimasi perfino sorpresa. Non sapevo neanche dove fosse la loro sede (insieme al giornale? In un altro quartiere? Con coraggio lo chiesi a Pepe al telefono … scusandomi!). L’incontro andò così bene che il direttore mi chiese subito il primo articolo il cui titolo era ‘Fragili capelli d’autunno’. Ricordo che, appena uscita da quel colloquio, per la gioia e l’intuizione che stavo vivendo un momento di grande cambiamento nella mia vita (ho cambiato veramente tutto!), telefonai di impulso a mia madre per dirglielo da un telefono pubblico della metropolitana. Avevo il cellulare? Forse no, forse si, non ricordo.  Di certo non funzionava in galleria e la gioia era tale che non resistetti.

il primo articolo lo mandai via fax….e il giornale inserì nelle pagine dedicate alla medicina anche temi più frivoli, come quelli della cosmesi, firmati da me.

Ho chiesto oggi ad Arnaldo D’Amico, penna di punta e caposervizio della redazione salute fino al 2015, che effetto aveva fatto alla redazione includere temi del genere in quegli anni. Arnaldo non si è limitato a dirmelo, ha scritto un pezzo che vi riporto con piacere. Ringraziandolo di cuore!

La cosmesi scientifica

di Arnaldo D’Amico

Roma. Tra i contenuti di Salute vi era anche la cosmesi, in genere tralasciata dall’informazione medica dedicata al grande pubblico. Ci sembrò opportuno, invece, occuparcene, e non solo per gli aspetti negativi, come le reazioni allergiche, ad esempio. A me, che ero il “dottore” de la Repubblica (prima di entrare nella Cronaca Nazionale di Repubblica avevo fatto il medico e il ricercatore per 12 anni), sembrava utile, oltre che interessante, raccontare l’aspetto scientifico della cosmetica, ovvero la ricerca sulla fisiologia e la patologia delle pelle e delle loro relazioni col corpo sottostante.
Ma in quel settore dell’informazione, che allora ancora non si indicava col termine “beauty”, andava, come ora, un linguaggio giornalistico particolare, fatto di tanti aggettivi (dolce, tenero, ecc) avverbi (rigorosamente, ecc) o parole inglesi (soft, must, ecc) per suscitare emozioni e sensazioni invece di fornire dati e nozioni e che puntava a sedurre la lettrice più che informarla. Confesso che, leggendo questi articoli, mi ero fatto l’idea che dietro le creme non ci fosse altro che l’illusione di sembrare più bella e giovane.
Ma quando Agnese Ferrara propose il suo modo di parlare di cosmetica scoprii che, invece, vi era tanta scienza: ricerca sulla fisiologia della pelle, sugli effetti della condizione di salute del corpo sottostante, e valutazioni sperimentali dell’effetto cercato. E poteva dare informazioni originali ed utili alle lettrici di Salute di Repubblica con cui collaborò per molti anni.