Vi truccate quando vi sentite giù e i soldi sono meno del solito?

Gli economisti all’estero parlano spesso di ‘Lipstick Index’ per monitorare le crisi con un occhio che includa gli aspetti sociali e di costume. Pare infatti che ad un periodo economico più buio corrisponda un incremento dello shopping di rossetti. Insomma se ci sono buoni motivi per deprimersi truccarsi le labbra corrisponde ad una forma di evasione e voglia di leggerezza consolatoria.

Se il primo a dichiararlo apertamente sembra essere stato Winston Churchill che, durante la seconda guerra mondiale, ordinò di razionare i cosmetici tranne il rossetto perché un bel colore rosso sulle labbra tirava su il morale (di chi lo indossava ma anche di chi aveva il piacere di ammirarlo), il  Lipstick-Index, coniato da Leonard Luder, chairman di Estée Lauder per descrivere la crisi del 2001 durante la quale le vendite dei rossetti aumentarono dell’11%, è stato spesso associato a momenti sociali ed economici di rilievo tanto da diventare un’utile cartina-tornasole delle varie crisi.

‘Read my lipstick’ è il titolo del grafico che analizza le vendite dei rossetti, dal 1989 al 2007, correlate con la linea dell’inflazione a cura di Kline & Company per The Economist. Il disegno dimostra che la teoria del Lipstick Index accompagna anche i periodi floridi dal punto di vista economico. C’era da aspettarselo: che si spenda in prodotti di bellezza quando si può è assodato, meno scontato è invece che si spenda comunque anche quando i conti in tasca non tornano. Qualche esperto analista  suggerisce inoltre che ai tempi di Churchill il rossetto era il prodotto di bellezza più gettonato e abbordabile ma che oggi le cose sono cambiate e le donne usano anche altri prodotti. Qualcuno quindi dà una sbirciatina alle vendite dei cosmetici nel complesso, coniando un nuovo indice teorico: il più generico Beauty-Index.

Dove voglio arrivare? A noi. La lettura del Lipstick Index e del Beauty Index non includono mai i dati italiani  ma solo il resto del mondo.  Le donne italiane si consolano o no con i trucchi quando le cose non vanno come dovrebbero? Nessuno l’ha mai considerato con esattezza. Fino ad ora.

Lo abbiamo fatto noi all’Ansa! Gli ultimi 50 anni dell’uso dei cosmetici nella penisola, inquadrati all’interno dei fenomeni sociali, politici, culturali e di costume che si sono succeduti in Italia sono stati per la prima volta analizzati e riassunti nel nuovo volume ‘L’Italia allo specchio. Volti, gesti e storie dei nostri 50 anni’ edito da Ansa per l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche, Cosmetica Italia, che questo anno compie 50 anni dalla sua fondazione.

Del volume ho curato i testi, lavorandoci insieme alla collega, espertissima e piena di idee,  Alessandra Magliaro che ringrazio di cuore e con il ‘grande’ Mauro Vallinotto, consulente fotografico per Ansa e fotoreporter fra i più importanti, insieme a Lorenzo Vallinotto di Mela Editing che si è occupato dell’editing, della grafica e delle fantastiche immagini targate Ansa.

Insomma, grazie al coordinamento e al supporto di Cosmetica Italia, abbiamo realizzato il primo volume che scansiona, anno per anno, la storia della bellezza italiana in rapporto ai principali avvenimenti degli ultimi 50 anni. Il corposo testo, che ha un corredo fotografico di prestigio, viene  presentato oggi a Palazzo Theodoli-Bianchelli, sede storica della Camera dei deputati di Roma in occasione della cerimonia dei 50 anni dell’associazione.

Detto questo ecco come gli indici Lipstick e Beauty Index hanno accompagnato i periodi  più difficili che ha abbiamo attraversato in Italia dal 1967 ad oggi, estrapolati qui di seguito da ‘L’Italia allo specchio’:

Anni ’60/70:

Nel 1967 gli studenti italiani occupano le università contro la riforma Gui che modifica l’ordinamento delle accademie e contro la guerra in Vietnam  e gli italiani sono stregati dai consumi e sognano l’automobile (le vetture di proprietà passeranno da 5 milioni  e mezzo ai 10 milioni nel 1970 e ai 14 milioni nel 1974). Con Carosello come alleato, il consumo di cosmetici raggiunge nel 1967 i 40 milioni di euro, e sono smalti, rossetti e profumi i più venduti (e reclamizzati). Nel ’68 le italiane spendono 1.5 milioni di euro in rossetti. Che anche le femministe si trucchino è assodato, lo facevano anche le suffragette del ‘900. Mettere il rossetto è un gesto politico.

Il paese si incammina verso anni bui e nel 1973 è segnato dai sequestri a firma delle Brigate Rosse, bombe, arresti e rivendicazioni politiche. Per fronteggiare la crisi economica il governo adotta misure di austerity e gli italiani scoprono le domeniche senz’auto, pagano di più la benzina, vengono ridotti i limiti di velocità e ci sono restrizioni alla luce pubblica e agli orari dei negozi.  A Cannes viene premiato  come migliore attore Giancarlo Giannini per ‘Film d’amore e d’anarchia’ della Wertmuller e in diverse città si inaugurano i primi consultori autogestiti. Per la prima volta il mercato dei cosmetici fa un balzo in avanti e raggiunge i 56 milioni di euro. 

Complessivamente, dal 1967 al 1976 l’uso dei rossetti decolla e nel 1976, nel pieno degli anni di piombo e della nascita di nuove trasmissioni tv (inizia a trasmettere Tele Milano di Silvio Berlusconi, cominciano Domenica In e L’Altra Domenica e va in onda Sandokan), le italiane spendono 2,8 milioni di euro in rossetti, ma spendono molto anche per gli shampoo e prodotti di bellezza per i capelli che superano per la prima volta i 30 milioni di euro.  Questo è infatti l’anno del taglio bob di Vidal Sassoon e gli stilisti dettano i trend moda.

Nel 1978 la tensione sociale è alta nel nostro paese. Violenze di piazza, lotta armata e atti di terrorismo. E poi il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, avvenuta il 9 maggio. Le vendite dei cosmetici aumentano e il settore fattura oltre 433 milioni di euro. Sono o no un bene rifugio abbordabile i più in tempi di crisi?

Anni ’80:

Nei ‘frivoli’ anni ’80, scoppia una bomba nella sala d’attesa della stazione di Bologna che provoca oltre 200 morti. Accompagnano il clima di tensione look vistosi e narcisismo. Milano scavalca Parigi nella moda e il consumo dei cosmetici supera per la prima volta i 700 milioni di euro. Nel 1984 superano il miliardo e mezzo e nel 1988 3 miliardi. Sempre più richiesti i prodotti di bellezza per il corpo, sono gli anni di Flashdance e dell’aerobica.

Il lunedì nero di Wall Street, il 19 ottobre del 1987, trascina i mercati mondiali e la crisi viene paragonata a quella del ’29. Il tonfo degli affari però non tocca le spese di bellezza e sono i rossetti e gli smalti i prodotti più venduti.

Anni ’90:

Inizia Tangentopoli. Il 1992 è l’anno delle stragi di mafia, quella di Capaci in cui muoiono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta, e quella di Palermo in cui perdono la vita Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Gli italiani sono sgomenti. Nel 1994, mentre si vota per la prima volta con il Mattarellum e si parla di Seconda Repubblica, la recessione si fa sentire a causa delle seconda crisi petrolifera dopo quella del 1988. Calano le vendite di dentifrici, shampoo, creme e profumi. Il rossetto, invece, resiste  e il contraccolpo dura pochi mesi: nel 1995 i consumi riprenderanno a salire superando i 5 miliardi di euro.

Banco di prova del lipstick index è il 2008: a settembre fallisce la Lehman Brothers ed è la più grande bancarotta della storia a cui seguirà una crisi finanziaria mondiale. Le vendite di rossetti e trucchi decollano in Italia con un + 5,3% di vendite in più e un valore di 230 milioni di euro.

Anni 2000:

Il 2016, anno in cui compie in Egitto l’omicidio del ricercatore Giulio Regeni e si susseguono gli attacchi terroristici a Bruxelles, Nizza e Istanbul e la paura aumenta, gli inglesi votano ‘leave’ e promuovono la Brexit. In Italia si registrano  vendite record per i rossetti (117 milioni di euro, + 8,5% in un anno) e per le matite per le labbra (circa 34 milioni di euro, + 10.9%), insieme ai prodotti per il trucco di tutto il viso come fondotinta, correttori, fard, ciprie che raggiungono un valore di oltre 400 milioni ed un incremento del 4,5% in un solo anno.

Eccovi servito il lipstick index all’italiana.

Che ne pensate? Avete contributi da mandarmi su questo fronte? Vogliamo condividerli? Voi cosa fate quando dovete risparmiare? Rinunciate al vostro look e alla bellezza? Raccontatemi come reagite alle vostre giornate ‘no’!