L’irraggiamento è benefico per la nostra salute. E’, ad esempio, la prima fonte per la produzione di vitamina D da parte del nostro organismo, migliora l’umore e combatte la depressione ma i suoi raggi fanno invece male alla pelle.

“Gli ultravioletti concorrono anche in via diretta allo sviluppo dei tumori cutanei, incluso il temuto melanoma, soprattutto in chi possiede una pelle chiara. Scottature, bagni di sole e tintarella a intermittenza accentuano il rischio, - ricordano gli specialisti dell’American academy of dermatology . All’assioma raggi UV e tumori si aggiunge anche lo spettro di un volto che, di anno in anno, invecchia molto più rapidamente sotto i raggi solari.

Fra gli strumenti di difesa della pelle, insieme alle precauzioni da adottare d’estate come evitare di esporsi ai raggi solari nelle ore centrali della giornata e coprirsi con indumenti e occhiali, ci sono gli schermi solari.

Raccomandati dagli specialisti e sempre più utilizzati nel mondo, costituiscono un mercato in costante crescita e che, globalmente, raggiungerà i 24.9 miliardi di dollari entro il 2024 con un tasso di crescita annuale del 5,8%. Lo ricorda la rivista scientifica Cosmetic & Toiletries science applied che dedica un focus ai punti ‘caldi’ nell’ambito della protezione solare. Ci sono infatti alcune differenze sostanziali fra i prodotti acquistati di paese in paese che fanno sorgere dubbi circa la loro sicurezza e capacità protettiva, così come ricorrono allarmismi e fake news che confondo le idee alla popolazione. Alcune sostanze schermanti, vietate in Europa, si ritrovano invece nei filtri acquistati in vacanza all’estero (come USA, Giappone, Canada, Corea del sud e Australia). Insomma un solare comprato in Florida non è lo stesso acquistato sulle spiagge della Sardegna.

I dubbi sui solari dagli Stati Uniti:

L’ultima novità riguarda gli Stati Uniti dove recentemente è stata data una stretta all’uso di alcune sostanze chimiche impiegate nei filtri solari, che negli States sono classificati come farmaci da banco. La Food and drug administration infatti  sta aggiornando la propria legislazione in materia e, dopo avere condotto una indagine pubblicata recentemente su Jama,  propone nuovi paletti e limiti: su 16 prodotti schermanti passati al vaglio l’ente di controllo sui farmaci promuove l’impiego dell’ossido di zinco e del biossido di titanio, ritene invece che per 12 ingredienti non ci siano ancora valutazioni sufficienti per attestarne la sicurezza. Boccia infine i cosiddetti ‘Paba’ (acido 4-amminobenzoico) e il trolamine salicylate, ritenendoli non sicuri nei filtri solariseppure fino ad oggi ne abbia permesso l’impiego. Questi ultimi componenti sono entrambi già vietati in Europa da diversi anni nonostante si leggano spesso fake news in internet che li ritengono fra gli ingredienti più usati anche da noi.

Cosa funziona e cosa no: 

L’ente americano di controllo sui farmaci, dispositivi e cosmetici americani sottolinea che lo studio appena condotto non significa affatto che bisogna smettere di proteggersi con gli schemi protettivi ma vuole essere un monito per le industrie produttrici affinché aumentino gli studi di valutazione della sicurezza. L’ente infatti fornisce anche dei suggerimenti pratici per scegliere i migliori prodotti schermanti e promuove soprattutto l’uso dei solari in crema, spray, olio, gel, burri, paste, unguenti e stick.

Invece boccia polveri, salviette, detergenti e shampoo addizionati di schermi protettivi anti Uv perché non hanno prove sufficienti per essere ritenuti una buona strategia protettiva.

Giudica infine insufficienti le capacità protettive dei prodotti repellenti per gli insetti addizionati di filtri solari.

La crema da giorno con filtro solare può bastare in estate? 

Se grossomodo tutte le creme idratanti da giorno in commercio sono addizionate di un filtro solare, in estate l’idratante dotato anche di SPF (Sun Protector Factor) non è affatto sufficiente per la spiaggia o per andare a spasso nelle città assolate. Il problema è anche dovuto a come le usiamo davanti allo specchio: usiamo sempre dosi mini . Il problema delle dosi e del modo d’uso dei cosmetici mi appassiona (è stato anche argomento di tesi per me) e adesso uno studio condotto dall’università di Liverpool, appena pubblicato su Plos One, dimostra che quando si applicano i sieri al mattino si trascura in particolare la zona intorno agli occhi, area fra le più soggette ai tumori della pelle e al foto-invecchiamento (che provoca rughe e macchie scure) correlati con i raggi ultravioletti. Va detto che ci hanno insegnato a fare così e spesso si tratta di indicazioni riportate perfino sulle etichette di moltissime creme da giorno (‘non usare per la zona perioculare’, ad esempio) ma d’estate bisognerebbe forse cambiare abitudini. Quando si spalma uno schermo solare, infatti, si sta più attenti seppure anche in questo caso si tenda a sbagliare e ad usarne troppo poco. Almeno così si sono comportati gli 84 consumatori coinvolti nell’indagine e che hanno usato diversi tipi di creme (da giorno con filtro e schermi da spiaggia) per essere poi sottoposti ad irraggiamento solare con delle lampade UV e a controlli fotografici successivi in diversi tempi. Spiegano gli autori: “Quando si usa la crema da giorno si trascura il 16,6 per cento dell’intera superficie del viso, contro l’11 % di quando si spalma lo schermo. La percentuale di errore sale al 21 % per la zona peri-oculare per le creme da giorno e al 14% quando invece si spalmano gli schermi”. Come proteggere il contorno degli occhi? Spalmare gli schermi con più attenzione e usare anche un paio di occhiali da sole dotati di lenti anti UV.

Novità su filtri solari europei: 

 

Novità anche sul fronte della sicurezza degli schermi solari venduti in Europa, in particolare per i componenti schermanti in forma ‘nano’, cioè micronizzati e resi talmente piccoli da essere stati più volte sospettati di penetrare nella pelle divenendo tossici. Spiega Stefano Dorato, responsabile area legislativa per l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche Cosmetica Italia: “Sono stati recentemente autorizzati dalla commissione europea tre schermi protettivi in forma ‘nano’, giudicati sicuri, efficaci e fotostabili quando applicati per via topica. Sono il biossido di titanio, l’ ossido di zinco, il trisbifenil triazina e l’Mbbt. La commissione ha anche recentemente disciplinato i nuovi sistemi di ‘coating’ usati dalle industrie per rivestire e proteggere alcuni schermi solari. Sono metodi che migliorano la fotoattività e la performance degli schermi”.

Attenzione alle allergie solari:

Segnalano l’incremento di fastidi cutanei dalla primavera in poi e gli effetti del sole sui geni della bellezza cutanea i dermatologi del San Gallicano di Roma.

Spiega Giovanni Leone, responsabile del centro per le fotodermatosi dell’istituto: “Le intolleranze della pelle al sole sono in aumento e crescono con una media del 10 % in più all’anno. Si va dall’eritema all’orticaria solare, dalle scottature alle foto reazioni locali, legate anche all’uso di cosmetici come i profumi o di alcuni farmaci che con il sole a picco andrebbero sospesi. Si tratta di un vasto gruppo di dermatiti la cui esatta diagnosi viene effettuata in laboratorio con appositi foto-test che simulano esposizione e indicano il tipo di disturbo”.

Molto più frequente di anno in anno è in primis la lucite polimorfa, ovvero l’eritema solare, che colpisce soprattutto le giovani ragazze. “E’ un disturbo che si può prevenire con l’uso abbondante di filtri solari potenziati con sostanze antiossidanti da applicare localmente. Alcuni schermi più innovativi sono anche arricchiti di enzimi, come la fotoliasi, che spesso sono micro-incapsulati e in grado di riparare i danni che i raggi ultravioletti provocano alle cellule della pelle”.

Ai prodotti per uso topico si abbina quello degli integratori alimentari, a base di resveratrolo, licopene e tè verde, da assumere almeno due o tre mesi prima di esporsi ai raggi del sole.

In aumento anche l’orticaria solare. “La dermatite provoca dei ponfi molto fastidiosi ed espone anche arrischio di incorrere in uno shock anafilattico. L’orticaria è una vera e propria intolleranza al sole che stimola la produzione di anticorpi. Concorrono a scatenarla il sole insieme alle alte temperature. Perciò non basta proteggersi con gli schermi solai, indicato invece l’uso di antistaminici e cortisonici a scopo preventivo”.

In aumento infine le ustioni.”Purtroppo registriamo un incremento di scottature nella prima parte dell’estate, questo significa che fin dall’inizio ci si espone troppo ai raggi solari senza precauzioni”.

I filtri solari in forma ‘nano’  sono sicuri?

E’ fra i filtri solari più noti, l’ossido di zinco. Riconosciuto ottimo schermante dai raggi solari, nella sua variante ‘nano’, cioè ridotta a misure molto piccole che vanno da 1 a 100 nm, è stato più volte sospettato di essere tossico perché composto da particelle così piccole da potere attraversare la barriera cutanea ed entrare nell’organismo. Mentre la Commissione europea lo ha recentemente autorizzato in creme e oli solari mentre lo ha vietato in quelle forme che il consumatore potrebbe inalare e perciò negli spray solari con o senza gas, giunge un nuova e corposa conferma sulla sua sicurezza. Quando si parla di ingredienti chimici ‘nano’ i dubbi infatti non mancano e la loro sicurezza viene spesso messa in discussione. Adesso però un gruppo di studiosi della University of South Australia, ad Adelaide, dimostra che le nanoparticelle intatte di ossido di zinco non attraversano gli strati della pelle e non sono responsabili di alcun rischio di tossicità alle cellule. “I benefici nello spalmare schermi solari che contengono questo tipo di sostanze superano di gran lunga il sospetto che possano essere pericolose, - concludono gli studiosi.

Per valutare il livello si sicurezza i ricercatori hanno monitorato con diverse analisi strumentali la reazione della pelle umana ad applicazioni ripetute di un filtro solare contenente l’ossido di zinco ‘nano’ su 5 volontari che l’hanno usato tutti i giorni per 5 anni consecutivi. Lo studio è pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology che allo  studio ha dedicato anche l’editoriale.

Cosa vuol dire water resistant?

Che il 95% dello schermo resiste sulla pelle dopo un bagno di 20 minuti. Ma la crema va riapplicata comunque

Possiamo usare i filtri solari avanzati dalla scorsa estate?

I prodotti integri, chiusi e conservati al fresco possono essere utilizzati. Aperti durano 9-12 mesi.

 

Se non prendo il sole le ossa si indeboliscono?

Per sviluppare la vitamina D, benefica per ossa, muscoli e sistema immunitario basta esporsi al sole per pochi minuti al giorno.

Per stare tranquilli al sole è bene schermare soprattutto i nei?

E’ inutile proteggere solo i nevi al sole sperano di prevenire i tumori cutanei. Solo il 25 % dei melanomi nasce da nei esistenti. Un’esposizione eccessiva è molto rischiosa.

 

Dopo avere spalmato con cura uno schermo protettivo si può godere tranquillamente la giornata in spiaggia al sole?

Le creme con filtro solare devono essere considerate un aiuto per una abbronzatura corretta, non un lasciapassare per esposizioni prolungate.

E’ importante usare le creme con filtri solari per integrare, ma non per sostituire, i metodi fisici di protezione dalle radiazioni UV (indumenti, cappello, occhiali, ombra) soprattutto nelle ore centrali e più calde della giornata.

 

Come si sceglie lo schermo solare? 

Il fattore di protezione (SPF) deve essere inversamente proporzionale al proprio fototipo: tanto più la pelle è chiara e sensibile ai raggi solari tanto maggiore deve essere l’SPF. I prodotti solari devono contenere filtri schermanti ad ampio spettro di protezione, nelle etichette deve essere indicato sia il livello di protezione anti UV B che anti UV A

 

L’autoabbronzante scurisce la pelle. La difende anche dal sole?

Gli autoabbronzanti hanno solo un effetto cosmetico e non “preparano” la pelle al sole né contengono schermi protettivi. Non vanno usati come protezione solare.

 

Qualche seduta al solarium ci fa arrivare in spiaggia più protetti?

Le lampade solari UVA aumentano il rischio dell’insorgenza dei tumori della pelle e accelerano l’invecchiamento cutaneo.

 

Come proteggere i bebè al sole?

Mai esporli sotto i 6 mesi, lo so impresa difficile per i genitori ma si dovrebbe fare questo sforzo per il loro bene. Dopo il sesto mese bisogna usare schermi +50. Si può calare a Spf 30, sentendo il pediatra.

 

Oli, birra, cere e burri fatti in casa. I prodotti solari ‘fai da te’ funzionano? 

Su questo fronte e sulle ultime notizie e aggiornamenti sulla protezione solare ne ho scritto sul quotidiano La Repubblica.