Roma, 20 ott – Non essere trendy può far male alla salute. Non pesare come gli altri, non sentirsi in forma, non essere ritenuti brillanti e al passo con i tempi e le esigenze della società che ci vuole tutti sani e belli, essere apostrofati come anziani o vecchi, sentirsi poveri, appartenere a minoranze etniche e comportarsi in modo diverso dalla massa. Tutto ciò fa ammalare di più. Nasce così la sindrome dello stereotipo.

Gli stereotipi imperanti su peso, età, sesso, etnia, classe sociale e stile di vita, infatti, fanno alzare la pressione arteriosa, aumentare le forme di depressione e fanno sentire le vittime del pregiudizio più malate di quanto non siano. Lo scopre una nuova ricerca pubblicata sull’ American Journal of Preventive Medicine, condotta dai ricercatori della University of Southern California su un campione di 1.479 soggetti di 65 ani di età media e di entrambi i sessi.

In testa agli stereotipi che fanno più male, si legge nello studio, ci sono l’età (per l’ 8,3% del campione) e il peso (ancora per l’8,3% delle persone).  Seguono il reddito (3%), il sesso (2,3%) e l’etnia (2,1%).

Lo studio fa luce in particolare sul rapporto medico-paziente e dimostra che, chi si sente non conforme  alle raccomandazioni impartite dal medico su come condurre uno stile di vita sano, diventa più diffidente nei confronti dello stesso specialista, si sente insoddisfatto delle cure a lui riservate e tende a non ascoltarlo.

“Il 17% del nostro campione ha dichiarato di essersi sentito vulnerabile al pregiudizio sulla sua identità” – dichiara Cleopatra Abdou, del dipartimento di gerontologia dell’università californiana e direttore dell’indagine - “Il problema degli ‘stereotipi’ che escludono le diversità e la tolleranza è sottovalutato dalla società ma anche dal personale sanitario che può cadere nel tranello del giudizio negativo, anche senza volere, allontanando i pazienti dai principi della prevenzione delle malattie”.

“E il momento di mettere in atto politiche che migliorino la formazione dei futuri medici e del personale sanitario e che nelle scuole di medicina siano incluse anche competenze culturali e sociali” – conclude Abdou – “Gli ospedali e le istituzioni sanitarie devono adottare strategie inclusive che accolgano le diversità e celebrino la tolleranza, sia simbolicamente che in modo esplicito, perché si sconfigga la minaccia dello stereotipo e la disparità di salute”.

Non tutti sono forti e pronti a resistere alle offese, al non detto, al giudizio altrui, all’occhio critico, allo scherzo, allo scherno. Tutti vorremmo essere perfetti? Forse. Meglio accettare le differenze e rispettare gli altri, nessuno è uguale all’altro.