Numero di persone che hanno almeno un tatuaggio in Europa

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E' la percentuale dei pigmenti usati per i tatuaggi che invece sono vietati nei cosmetici perchè ritenuti pericolosi

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E' la quantità dei pigmenti (di tipo organico) che possono sviluppare reazioni cencerogene una volta iniettati nella pelle

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E' la percentuale dei pigmenti (di tipo azoico) che si decompongono nella pelle trasformandosi in ammine cancerogene

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E' la percentuale dei coloranti 'rossi' usati per i tatuaggi e non permessi nei cosmetici

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E' la percentuale dei coloranti 'gialli' non permessi nei cosmetici

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E' la percentuale dei coloranti 'arancioni' usati per i tatuaggi il cui uso è invece vietati nei cosmetici

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E' la percentuale dei coloranti viola' usati per i tatuaggi ma non permessi nei cosmetici

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E' la percentuale dei coloranti 'blu' usati per i tatuaggi permessi nei cosmetici ma solo per quelli che si risciacquano

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E' la percentuale dei coloranti 'verdi' usati per i tatuaggi e non permessi nei cosmetici

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E' la percentuale dei coloranti 'marroni' organici usati per i tatuaggi ma vietati nei cosmetici

Il numero dei coloranti 'neri', i più usati in assoluto, che sono vietati per uso cosmetico

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La percentuale dei pigmenti di colore 'bianco' usati nei tattoo e vietati nei cosmetici

 

Conversiamo con i dati … col datajournalism !

 

“Il 50% dei pigmenti usati per disegnare il corpo in modo indelebile è già vietato nei cosmetici perché ritenuti non sicuri. Sono perciò proibiti se si usano sulla pelle e invece di libero uso quando la penetrano, - dichiara Santo Scalia, del dipartimento di scienze chimiche e farmaceutiche all’università degli Studi di Ferrara che ha presentato una interessante relazione sulla sicurezza (poca) dei tatuaggi all’ultimo congresso della International Society of Plastic-Regenerative Dermatology (Isplad) .

“Molti coloranti impiegati dai tatuatori non sono destinati ad un uso umano ma industriale, come per tingere tessuti, nelle vernici per le automobili e negli inchiostri per stampanti e i colori dei tattoo si considerano generalmente ‘inerti’, cioè inattivi nella pelle, ma non vale per tutti: molti pigmenti migrano dal campo in cui sono stati iniettati nel giro di un mese e si ritrovano altrove, ad esempio nei linfonodi dove possono trasformarsi in sostanze ritenute cancerogene” , ha spiegato Scalia ai colleghi riuniti a congresso (in mezzo c’ero anche io!!). A rischio sarebbe anche il ‘trucco permanente’ con cui si colorano le sopracciglia e il contorno labbra perché si fa allo stesso modo e con gli stessi composti usati per i tatuaggi.

Con questi elementi in mano, Scalia e i suoi colleghi del dipartimento di scienze chimiche e farmaceutiche dell’università di Ferrara hanno deciso di analizzarli in laboratorio. Così hanno chiesto campioni e schede di sicurezza alle ditte produttrici, ai distributori italiani e stranieri di società internazionali (europee, americane e cinesi) e perfino alla European Society of Tatoo and Pigment Research. “Non abbiamo ottenuto alcuna risposta, nonostante i solleciti, - garantisce Il ricercatore che ha snocciolato i dati che riporto in questa pagina. “Abbiamo quindi deciso di acquistare direttamente noi alcuni campioni e confrontarci con i risultati degli studi internazionali già pubblicati. Il consumer safety network dell’Unione europea si è occupato del problema dei tattoo e del make-up permanente in diversi report e ha stilato delle raccomandazioni affinché gli Stati membri fissino dei divieti preparando anche una proposta di restrizione, del 17 novembre 2017, che si spera entri in vigore entro la fine dell’anno”.

Dichiara Scalia: “Ad oggi non ci sono valutazioni tossicologiche per un uso dermico degli inchiostri. La purezza non è sufficiente. I produttori non vogliono assumersi alcuna responsabilità per i loro pigmenti e c’è un vuoto normativo perché questi prodotti non sono farmaci, né cosmetici né presidi medico chirurgici. Esiste però un reale rischio chimico-tossicologico e microbiologico. Fino al 65% dei pigmenti organici usati per i tatuaggi sono azoici e possono sviluppare ammine cancerogene così come quelli inorganici, per esempio il carbone usato per i decori neri. Poi ci sono i conservanti, molti di questi ancora una volta già vietati per l’impiego cosmetico”.

Si dice che i pigmenti usati per i disegni siano inattivi, invece fino al 60% degli inchiostri perde tonalità nel giro di un mese perché si degrada e si diffonde in altre zone del corpo, anche in forma ‘nano’ cioè microscopica. Residui di inchiostri finiscono così nei linfonodi. Subiscono inoltre processi di fagocitosi da parte dei macrofagi e così migrano altrove. Infine gli inchiostri contengono anche sostanze allergizzanti come conservanti, nickel, cromo e cobalto.

Attenti al sole:

I tatuaggi reagiscono sotto il sole perché subiscono processi di degradazione dovuti ai raggi UV.

Attenti a cancellarli con il laser:

Anche l’uso sempre più comune dei laser per cancellarli, metodica richiesta da chi si pente e vuole cancellare ricordi che non ama più e magari sostituirli con altri, induce fenomeni di foto-degradazione con la produzione di sostanze tossiche.

Quale la soluzione? “E’ urgente una normativa che tuteli i consumatori e che li informi del rischio, che obblighi le ditte produttrici a migliorate le tecniche di produzione e di controllo. Infine approfondire il problema della decomposizione dei disegni indelebili sulla pelle prodotta dai laser , che diventerà sempre più frequente”, conclude Scalia.

Che fare? 

In assenza di una legge che ci tuteli che possiamo fare? Scalia non lascia via di uscita, dovremmo farne a meno, mi dice, oppure rivolgersi solo a centri autorizzati e farsi dare le garanzie dal tatuatore sul tipo di inchiostri che impiega, chiedendo lumi sull’intera filiera (chi l’ha fabbricati, dove li ha comprati, chi è il distributore in Italia, l’elenco dei componenti etc).  Non farsi tentare da tatuaggi fatti da amici di amici, non fare mai da sé, non comprare inchiostri online, non andare da tatuatori o esperti in giro per il mondo privi di licenze e autorizzazioni. In attesa che L’Unione Europea batta un colpo con la proposta di restrizione che giace da tempo sulle scrivanie dei tecnici.

Tatuaggi, volete sapere cosa si inietta nella pelle? 
1. 60% miscele di pigmenti/inchiostri già analizzati sopra;
2. 20-30% solventi : acqua, etanolo, isopropanolo, glicerina, glicole propilenico;
3. 5% additivi. Cioè conservanti ( parabeni, fenossietanolo, acido ascorbico e salicilico, methylchloroisothiazolinone), viscosizzanti (silice, polimeri acido acrilico, derivati cellulosa), leganti (glicole propilenico, polivinilpirollidone), diluenti (silice, solfato di bario), profumi, regolatori di pH.

Cosa contengono gli inchiostri colorati dei tattoo:

  • 80% pigmenti organici (nitroso, mono- di- azo xanthene, triatylmethane, antraquinone
  • 20% pigmenti inorganici (carbone, ossidi di ferro, cromo, titanio).

Fonte dati: Technical report dell’Unione Europea redatto dal Consumer Safety Network ‘tattoo and permanent make-up’ (EUR2752EN) e Santo Scalia, università degli Studi di Ferrara.

L’ho scritto anche su La Repubblica Salute