I tatuaggi cancerogeni? In soli quattro giorni di questo mese il Ministero della salute ha ritirato dal mercato 9 tipi di inchiostri per i tattoo importati soprattutto dagli Stati Uniti. Non sono i primi ad essere ritirati dalla vendita. Regolarmente nella sezione degli ‘avvisi di sicurezza’ del portale del dicastero compaiono fra le segnalazioni (del sistema Gras Rapex) boccette di inchiostri ritirate perché contengono sostanze ritenute a rischio cancerogeno. A gennaio di questo anno se ne contavano altri 7 lotti e la gamma di colori incriminati è vasta.

I ritiri seguono le analisi a campione che alcune agenzie provinciali per l’ambiente, Arpa e Asl effettuano nei negozi dei tatuatori e che svelano la presenza di sostanze che in questi prodotti non dovrebbero esserci. I composti incirminati vanno dalle ammine aromatiche come anisidina, toluidina e benzo(a)pirene, idrocarburi policiclici aromatici ritenuti cancerogeni, oltre che metalli pesanti come cromo e nichel in dosi non trascurabili e tali da poter provocare allergie. I nomi degli inchiostri ritirati e vietati sono accattivanti come ‘Green Beret’, ‘Black Mamba’, ‘Hot Pink’, ‘Sailor Jerry Red’, ‘Dubai Gold’, ‘Banana Cream’ , ‘Blue irisi’, ‘Lining green’ e ‘Lining red light’ e sono pubblicizzati online come ‘sterili’ e ‘vegani’ ma qualcosa a monte è andato storto perché i campioni analizzati sono stati contaminati da componenti chimici ritenuti a rischio e inclusi nell’ultima Risoluzione europea del 2008 (Codice del consumo, in Italia), documento pieno di raccomandazioni a difesa della salute dei consumatori.

Dunque i tatuaggi sono pericolosi? Risponde Santo Scalia, docente di tecnologie farmaceutiche dell’università di Ferrara, che raggiungo al telefono mentre è a Berna dove, per pura coincidenza, si sta svolgendo il congresso europeo sui tatuaggi ed i pigmenti ( meeting a cui partecipano i ricercatori, le imprese e le principali associazioni dei tatuatori): “I tattoo non sono pericolosi a condizione che soddisfino i requisiti di purezza microbiologica e chimica. Ad oggi tali garanzie non sono obbligatore per i produttori e il derma, una volta tatuato, è esposto per un lungo periodo alle eventuali impurezze e sostanze tossiche presenti nei liquidi colorati. I pigmenti inoltre si decompongono sotto i raggi ultravioletti e possono a loro volta generare sostanze tossiche”. I ricercatori europei riunti a Berna chiedono chiarimenti e sollecitano le istituzioni affinché sia messa a punto una normativa precisa, attesa dalla fine del 2018. Conclude Scalia: “Ad oggi c’è la sola raccomandazione del 2008, che contiene delle linee guida. Attendiamo la normativa entro fine di settembre”.

Anche l’American academy of dermatology ricorda in una nota che circa il 10% di chi possiede un tatuaggio va incontro a qualche complicanza, come indolenzimento, infezioni, reazioni allergiche e peggioramento di eventuali malattie della pelle come la psoriasi o l’eczema. “Abbiamo riscontrato anche la correlazione fra la comparsa di una malattia autoimmune, la sarcoidosi, nelle zone di pelle tatuata soggette a traumi e colpi, - afferma Marie Leger, dermatologa di New York. – Non ci sono ancora studi sufficienti che dimostrino la relazione fra tatuaggi e cancro e le infezioni sono ad oggi i disturbi più comuni. Compaiono nel giro di un paio di giorni o dopo settimane dal nuovo disegno”. Per gli americani il problema assume proporzioni importanti perché le infezioni da tatuaggi sono all’ordine del giorno come nel 2012 quando ci fu una epidemia a New York a causa di un batterio che fu ritrovato nei pigmenti del colore grigio degli inchiostri fra i più usati dai tatuatori della città.

Che fare? Prima di tutto vi riporto cosa mi ha detto a questo proposito il rinomato e bravissimo tatuatore Marco Manzo,  precursore dello stile ornamentale e che esporrà le sue opere alla Biennale di Venezia di maggio: ” A Roma ci sono 1.000 studi autorizzati dalle Asl dove operano operatori specializzati, con qualifiche e riconoscimenti delle scuole di formazione che si attengono alle norme di sterilità e sicurezza. In questi luoghi si può stare tranquilli perché vengono rispettate tutte le regole igieniche necessarie. Poi però ci sono oltre 10.000 abusivi che lavorano in casa senza alcuna precauzione. Ci si tatua anche fra amici. Con risultati pessimi tanto che il 30% dei miei nuovi clienti arriva chiedendomi di recuperare decori mal fatti. Infine ci sono gli inchiostri che vanno selezionati esclusivamente dai migliori fornitori ed impiegati secondo precisi criteri per essere certi della loro sicurezza. Accolgo con molto favore il fatto che siano aumentati i controlli. Il settore deve migliorare l’offerta in termini di qualità e garanzie”.

Ed ora ecco 8 consigli pratici per garantirsi un bel tatuaggio e prevenire i rischi. Sintetizzati dalle raccomandazioni fornite dall’American academy of dermatology:

  1. Le boccette di inchiostro avanzate vanno gettate e non impiegate per altri soggetti perché si possono infettare. Pretendete l’uso di inchiostri nuovi.
  2. Se il tatuatore miscela pigmenti di colore diverso aumenta il rischio di contaminazione. Idem la diluzione con l’acqua, inclusa quella distillata.
  3. Se il tatuaggio si secca e tende a spellarsi applicare una crema idratante ti tipo olio in acqua (o/w) ma non la vaselina che potrebbe scolorire il disegno.
  4. Sotto il sole coprire il tattoo con uno schermo dotato di un SPF di almeno 30 da spalmare 15 minuti prima di esporsi al sole. Riapplicarlo ogni 2 ore
  5. Chi ha un tatuaggio rinunci al solarium e alle lampade UV che lo fanno scolorire e aumentano il rischi o di cancro della pelle.
  6. Se la pelle tende a fare cicatrici, si soffre di psoriasi e allergie sarebbe meglio rinunciare al tatuaggio
  7.  Non fate tatuaggi sui nei.
  8. Andare da un medico se si riscontrano modifiche del decoro, dolore, arrossamento, prurito, formazione di grumi, perdita di siero acquoso o pus, vesciche e crosticine. Sono sintomi che possono comparire anche a distanza di anni.

Ho raccontato del nuovo allarme sui tatuaggi anche sul quotidiano La Repubblica